Perché l’epica inglese fa schifo

L’epica inglese fa schifo per colpa di Beowulf.

Opera epica del X secolo d.C, Beowulf ha sempre subito il confronto con Iliade o Odissea. Che sono le storie del mondo. Storie universali. I due grandi filoni narrativi. Da una parte la guerra e la formazione di un ragazzino come Achille, che a fine poema diventa un uomo. Dall’altra il viaggio, alla ricerca di sé stessi, come Ulisse.

Beowulf è la storia di un energumeno che uccide una grossa bestia a mani nude.
E poi la sua mamma.
E poi fine.

Beowulf è un uomo infallibile, praticamente è la versione inglese di Adrian. E’ vero che gli eroi epici solitamente sono un po’ tutti simili, ma hanno anche dei connotati singolari che li differenziano.
Per Achille è il suo amore per Patroclo, il rispetto per il padre, la sua profonda umanità nonostante non sia del tutto umano, la sua spiccata sensibilità e la sua crudeltà al contempo.
Per Odisseo la sua intelligenza e sete di conoscenza.
Per Eracle il fatto che affronta un viaggio di redenzione, attraverso il mostruoso, il torbido, fino ad arrivare alle porte degli Inferi per sottomettere Cerbero.

Per Beowulf? Magari c’è un dettaglio che mi è sfuggito. Ma Beowulf combatte contro il male.
Liscio liscio.
Pulito.
Manicheo. Non c’è l’uomo al centro di questo poema. C’è un santo che sconfigge un drago. La mia attenzione si interrompe qui. L’unico folle che un po’ ha ripreso Beowulf è stato Tolkien, che però ha inventato poi un genere a parte con mille altre influenze.
C’è una ragione se questo eroe a differenza di Gilgamesh o Arjuna, Achille e Odisseo, non ha avuto lo stesso impatto culturale. Non è ugualmente ricordato né universale. Non ha lo stesso spessore né lo stesso lato profondo e umano. Perciò Beowulf sarà sempre l’ultima ruota del carro. Beowulf rimane importante per quel che concerne il piano linguistico, per la storia della lingua inglese. Ma per tutto il resto è la ragione per cui l’epica inglese fa schifo.

19 risposte a “Perché l’epica inglese fa schifo”

  1. Forse (e ripeto: FORSE) non riusciamo a capire Beowulf perché proviene da una cultura che è lontana anni luce dalla nostra. Mentre Iliade e Odissea nascono nel caldo Mediterraneo, il guerriero nordico vive in grigie brughiere che noi “gente del sud” non abbiamo mai sperimentato. Due mondi completamente diversi, insomma. Un po’ come per le diverse mitologie: le figure degli eroi mitologici irlandesi e normanni, per citare un esempio su tutti Cù Chulainn, sono totalmente diverse dagli eroi ellenic o latini. Esseri per metà uomo e per metà demone, semplici macchine per uccidere imbattibili, che male si accostano alla nostra idea di eroe più “umano”. In fondo è un po’ come per lo humor inglese: se non sei inglese o per lo meno anglosassone, non lo capisci.

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    1. Forse però certe cose sono eterne, la cultura greca per dire è arrivata a influenzare anche gli anime giapponesi, l’estensione di Beowulf anche proprio come influenza nella cultura pop è molto meno notevole.

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    2. Mai sentita una sciocchezza simile. I miti nordici sono tuttora diffusi e amati in ogni dove, e così il ciclo bretone. Beowulf è proprio l’opposto del prodotto di una cultura aliena: è un poema profondamente cristiano. Da cui il manicheismo.

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      1. Tra l’altro, se non sei un fan di Pintus lo humour inglese lo capisci e lo apprezzi. Così quello ebraico.

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      2. Ciò non toglie che non funzioni. Anche Paradiso Perduto è frutto di una cultura cristiana, ma è un capolavoro. In più a discapito dell’evidente contaminazione cristiana comunque è emblematico della cultura inglese, e la rappresenta, anche più del Paradiso Peduto di Milton perchè non ha autore noto.

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        1. Infatti io concordo con te. Rispondevo al Viandante. Comunque, il Paradiso Perduto è un capolavoro e nulla impedisce a un’opera cristiana di esserlo… sebbene la suddetta abbia un rapporto quantomeno problematico con l’argomento. Detto questo, è indubbio che il dualismo bene-male sia connaturato alla morale cristiana piuttosto che a quella pagana, da cui il mio riferimento al manicheismo. E la mia critica all’assurda idea che vede il Beowulf come appartenente a un mondo distante “anni luce” dalla nostra cultura.

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          1. Per quello che riguarda la cultura inglese, credo intenda un semplice prerequisito. Noi mediterranei probabilmente sentiamo più un senso di appartenenza con le nostre opere, e ci manca il prerequisito per amare quelle non mediterranee, perché non le sentiamo vicine. Aggiungo che le culture nordiche in linea generale sono più oppressive, più assolute, il rigore è maggiore in esse, lasciano meno spazio alle sfumature di grigio tra bene e male. Al di là della morale cristiana.

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      3. Anche questa potrebbe essere un’interpretazione del mito. Non mi convince al 100% ma ok.

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  2. Ma il senso di appartenenza vale per tutti. Il fatto che Beowulf sia un prodotto “inglese” non dovrebbe incidere sulla sua popolarità; come si spiega, allora, che Re Artù e il Mago Merlino siano ancora praticamente dappertutto? Per quanto riguarda le minori sfumature di grigio… non conosci la mitologia norrena, vero? Altrimenti non potresti affermare una cosa simile…

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    1. No effettivamente il fatto che il prodotto sia inglese non incide sulla popolarità. Però ecco noi mediterranei sicuramente lo sentiamo meno nostro tutto qui. Poi io personalmente non amo il ciclo bretone, ma si tratta del mio gusto personale non mi stancherò mai di dirlo. La mitologia norrena non mi ammalia. Ho letto solo miti del Nord di Gaiman, che infatti si domanda come mai quando consideriamo il mito, prendiamo ad esempio solo il mito greco. E che da inglese, per qualche ragione, si sente in dovere di dare una certa dignità a quello che è considerato il mito di serie B. Perché fa parte delle sue radici, è inutile girarci intorno.
      E’ vero la mitologia norrena non è manichea magari come l’universo di Beowulf. Ma anche lì secondo me manca l’uomo, manca un contatto tra dei e uomini. Però ripeto non la conosco abbastanza da poter fare un’analisi più approfondita. Semplicemente non mi affascina come quella greca che ho studiato e che conosco a memoria.

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      1. Onestamente, non credo che Gaiman sia una buona fonte per approfondire l’argomento. Potresti provare l’Edda in prosa… chissà, potrebbe piacerti! Comunque, se dobbiamo fare a gara è chiaro che la mitologia greca è molto più antica e importante, soprattutto nell’ottica della civiltà europea. A me affascinano parecchio i culti della Roma delle origini: mani, semoni, lari, il genius loci e tutto quel comparto quasi animistico che precede la nostra grecizzazione.

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        1. Ti dirò, non ho trovato Gaiman malvagio, il suo era un retell del mito abbastanza decorso, il problema è che proprio il contenuto non mi attrae.

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    2. Capisco le perplessità di queste apparenti “incongruenze”, ma in realtà non lo sono affatto. I cicli arturiani sono stati ampiamente ripresi nel medioevo da molti scrittori francesi, Chrétien de Troyes per citarne uno, autori che ci sono più “vicini”, quindi quei miti ci sono arrivati tramite la vicina Francia. Riguardo alla mitologia norrena, anche qui la spiegazione è storica: i vichinghi, e in particolare i normanni, hanno invaso e saccheggiato in Francia e nel mediterraneo, in sicilia in particolare quindi hanno portato con loro la loro cultura e le loro saghe, che si sono poi fuse nel tempo con la mitologia germanica e con la fede cristiana. Quello che volevo dire nel mio commento originale (e forse mi sono spiegato male, chiedo scusa), è che la cultura inglese ha avuto storicamente pochissimi contatti diretti, con la cultura mediterranea. Quindi forse un mito come quello di Beowulf non ha avuto il tempo o la fortuna di essere trasportato a noi come è capitato per gli altri esempi che hai citato e ci è rimasto un po’ “estraneo”, se mi consentite il termine.

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      1. Confondi la causa con l’effetto. Il semplice fatto che i cicli arturiani abbiano avuto una simile influenza in Europa, tanto da essere ripresi e arricchiti da tanti autori francesi, ne testimonia il successo. Cosa mai accaduta col Beowulf che, tra l’altro, è stato scoperto; non si era diffuso in precedenza ed è privo di fonti filologiche, nonché di storie mitologiche radicate e antiche, a differenza dell’Edda. Anche solo chiamarlo “mito” è improprio.
        I Normanni erano già cristiani da almeno due secoli quando sbarcarono in Sicilia. Che poi, se l’intento è quello di dimostrare un’affinità culturale tra il mediterraneo e la mitologia norrena, sono il popolo meno appropriato da citare. La “cultura inglese” stessa è stata profondamente influenzata dai Normanni molto, molto più della nostra. Avrebbe più senso parlare delle invasioni barbariche, o delle comuni radici indoeuropee eccetera. Né ha molto senso dire che ci sono stati storicamente pochissimi contatti tra la cultura inglese e quella mediterranea, dal momento che la Britannia l’abbiamo creata noi. Oppure, pensa al rinascimento inglese.
        Menate a parte, il punto rimane: non solo Beowulf è un’opera cristiana e non aliena, ma oltre a non essersi diffuso da noi, non si era nemmeno diffuso in Inghilterra…

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        1. Credo che potremmo discuterne per settimane (e, credimi, non mi dispiacerebbe farlo, ma magari di persona e di fronte a una birra gelata), ma in effetti hai evidenziato un punto interessante, ovvero che Beowulf è un’opera “stand-alone”, non si è sviluppata più di un tot. Quindi mi sa che paragoni se ne possono fare ben pochi. In ogni caso, grazie per lo scambio di idee, molto interessante. 🙂

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  3. “Beowulf è la versione inglese di Adrian”
    So che dovrei cercare di fare un commento maturo a questo articolo, ma questa frase non riesco a togliermela dalla testa. XD

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    1. Si lo so sono un po’ scema a volte

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