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Una difficile recensione di “Caccia al Serpente Bianco”

Mi piace Geppetto.
Sono cresciuta con Geppetto.
A chi non piace del resto come personaggio?
Questo padre buono e falegname povero, che si mette a fare di tutto per dare la forma a un figlio che non ne vuole sapere di starlo a sentire.
Povero nel senso meno metaforico del termine, Geppetto, si venderebbe l’anima per Pinocchio. E Pinocchio non se ne cura più di tanto di quell’anima.

Mi piace la tematica del padre. Se non mi piacesse, non credo avrei finito la splendida saga di Star Wars. Saga che trovò il suo senso profondo solo con l’uscita dell’”Impero Colpisce Ancora”, perché trasformava una storia di speranza e di ribellione, nella storia delle colpe dei padri che ci lasciano in eredità una terra devastata che in teoria gli avevamo dato in prestito.

Io sono una bimba cresciuta con Pinocchio e una ragazza che ha apprezzato parecchio Star Wars. Doveva piacermi tanto un libro simile.
Cosa è andato storto ?
Il centro, che doveva essere il rapporto padre e figlio. Un centro che si perde troppe volte nel corso della narrazione, dimenticandosi la pepita d’oro che era il rapporto tra Aren e Ura.
Un figlio con una potenziale sindrome del sopravvissuto da attraversare.
Un padre che deve affrontare una balena bianca. La carta dava tanti spunti.

Il problema maggiore è il fatto che il libro ogni tanto si dimentichi questo centro pulsante della narrazione. Perdendosi in personaggi minori e in popolazioni, magie e altre cose presentate con troppa fretta. A voler mettere tutta la carne a cuocere subito.
La scrittura non è ancora abbastanza trasparente.

Ci sono i classici errori di chi ancora è uno scrittore acerbo. Confusione tra un passaggio di scena e l’altro. Confusione nelle scene d’azione. Nei dialoghi qualche volta. E anche una certa esuberanza, che chiamerò entusiasmo, nel voler ricalcare i propri idoli letterari. Sono errori in realtà positivi, i tecnici perfettibili dall’esperienza e l’entusiasmo non è mai un difetto, neanche quando ti affoga. L’unico errore abbastanza imperdonabile è la mancanza di un’identità più forte. Di una cosa che faccia dire, questo libro è diverso dagli altri, e perché.
Ma la struttura della storia è buona.
C’è la joie de fantasy, come si dice.

C’è troppo epic-fantasy, che rischia di risultare troppo anonimo, se paragonato poi a quelle saghe eterne tipo la “Ruota del Tempo”. E dell’epic-fantasy ha gli stessi difetti, troppo maschile, troppo privo di personaggi davvero tridimensionali.
Non so nemmeno se sconsigliarlo o consigliarlo.

Non è un cattivo libro. Ma per apprezzarlo immagino bisogni essere grandi appassionati di epic-fantasy. Perché nel mio caso, non mi ha appassionato, ma non mi appassiona nemmeno il genio di Tolkien.

Avrei optato per una trama più semplice e per un cast di personaggi meno corale. Alla fine persino Tolkien portava la trama scarna in quattro hobbit che portano un anello dal punto A al punto B.

Si complica troppo e manca quindi di una solidità. E’ un libro decoroso, ma ancora ne ha di strada da fare.

10 risposte a “Una difficile recensione di “Caccia al Serpente Bianco””

  1. Non lo conoscevo, ma proverò a riparare… E poi, parlando di Geppetto, l’hai letto “Mastro Geppetto” di Fabio Stassi, in cui la fiaba di Pinocchio viene completamente ribaltata?

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    1. No non la conosco proprio

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  2. E’ molto particolare e non è male…

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    1. Se c’è di mezzo Pinocchio sono già interessata

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      1. Diciamo che Pinocchio non è il detentore della storia, perché in effetti è proprio (e solo) un burattino di legno. Il protagonista è Geppetto, il quale lo vorrebbe animato, ma si prende le burle del paese, in una dolorosa commedia umana.

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  3. Ammetto che, nonostante i profondi difetti che hai elencato, adesso mi hai incuriosito parecchio. Non conoscevo il libro e sarei davvero interessato a leggerlo anche perché sembra che l’autore abbia messo molto impegno e amore nell’opera, anche se non è riuscito del tutto.

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    1. Poi comunque è sempre bello supportare autori emergenti

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      1. Assolutamente. Se ne ho la possibilità, lo compro con piacere.

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