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Off-topic: da quando la tematica offusca il giudizio?

Eccoci qua con la rubrica che so che a voi piace, della polemica che nessuno aveva richiesto.

Mi sto ritrovano nel corso della mia lunga carriera di lettrice pigra e inconcludente, a arrabbiarmi molto con certi libri considerati belli da molta gente. Libri popolari.
Io amo i libri popolari.
Mi piace vedere come siano arrivati nel mercato, e mi piace andare alla ricerca degli elementi che li hanno fatti amare dal pubblico.

Io non sono una di quelle con la puzza sotto il naso che ti viene a dire, o leggi romanzi russi o niente.
Io sono onnivora, ma oserei dire bulimica di libri. Molti li leggo e li risputo.

La tendenza che odio, soprattutto tra i giovani e tra i booktuber, è quella di valutare un libro come bello, solo perché tratta di determinate tematiche.
Cioè, se c’è di base una storia femminista, di abusi, di revenge porn, di dolore e problematiche, oppure una storia queer, LGBTQ e chi più ne ha più ne metta, allora il libro è valido.

Mi sono ritrovata a sentire elogiati libri mediocri e ruffiani come “La Canzone di Achille”
Mi sono ritrovata a vedere elogiati cagate colossali come “I sette mariti di Evelyn Hugo”

Per non parlare di Cemetery Boys che non ha trama.

Detesto anche questa moda di consigliare le letture LGBTQ+ rinchiudendo i libri sotto un’etichetta. Mettendo le minoranze in un recinto dicendo “guarda quanto sono inclusivo!”

Ecco mi sembra una facciata bella e buona. Ci sono molti libri che trattano queste tematiche e sono di qualità, non lo metto in dubbio. Allora perché elogiare questi libri, come se si avesse paura di dire, che data la tematica, sono brutti?
Io ho apprezzato libri come “Lei Che Divenne il Sole” e “Il Priorato dell’Albero delle Arance” che avevano queste tematiche senza però cadere nella retorica e nello sventolio di bandiere.
Non me ne frega niente della tematica. Un libro deve avere una qualità oggettiva. Se poi come nel caso di “Lei Che Divenne il Sole” sa fare una riflessione ben fatta sulla sessualità, su tematiche calde in questo momento, ben venga. Ma senza lasciarsi trasportare dalle mode. E anche se non avesse questa tematica, “Lei Che Divenne il Sole” rimarrebbe comunque un bel libro. Se togli il tema a “Evelyn Hugo” e a “Cemetery Boys” cosa rimane? Nulla. Un libro annacquato scritto abbastanza male. Fine.
Proteggere le minoranze non significa metterle in un recinto, e osservarle dicendogli bravo. Solo perché esistono. Esiste anche il merito.

Vedi Leigh Bardugo che riempie “La Nona Casa” di tematiche e si scorda di mettere trama e personaggi forti. Che infilza e inserisce una serie di minoranze, per poi mettere sempre al centro di ogni storia una coppia etero.
Mentre sullo sfondo un ragazzo trans viene dipinto con due righe e lasciato lì a fare numero.

Che rabbia.

Mi ha proprio stufato questa cavolo di moda.

E mi ha stufato questa esaltazione della mediocrità assoluta. E mi ha stufato questa cosa che il tema sia un merito. Il tema non è un merito. Mi spiace.
E’ importante se hai davvero qualcosa da dire. Ma devi anche saperlo dire. Non gettarlo lì, e lasciarti amare solo perché va di moda adesso.

Come lo schwa. Infatti ci siamo ritrovati i libri tradotti con la pseudoscienza grazie a questa moda del cazzo.
Andate a cagare.
Voi che lo usate senza informarvi davvero sulla linguistica.
Che come la matematica, non è un’opinione.

52 risposte a “Off-topic: da quando la tematica offusca il giudizio?”

  1. Anche io in tema di libri sono bulimico, ma anche o soprattutto per questo, penso che una vita sola sia troppo breve per perdere del tempo leggendo libri mediocri

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    1. ma la critica pare essere stordita ultimamente, non riesco più a capire di che consigli fidarmi

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      1. È talmente soggettivo! Io ho la rubrica dei “Consigli di lettura non richiesti” e lì inserisco solo cose che ritengo molto valide. Ma sempre a mio gusto, personale!

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      2. per carità, però non è che acquisti punti se parli di minoranze o di temi caldi adesso, cioè non possiamo salvare libri bruttiper questo motivo

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      3. Assolutamente d’accordo!

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  2. Leggo principalmente saggi di psicologia e anche lì c’è un problema analogo.
    Centinaia di libri che cavalcano la moda del momento (resilienza, legge di Pareto, abitudini,…) ed hanno un successo strepitoso pur non avendo davvero una qualità o un qualche valore oggettivo “originale”.

    Una pioggia di “diludendo”!

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    1. Deve essere una tendenza proprio di tutti

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  3. Anche io come te le forzature, ovunque, non le reggo! È pura ipocrisia

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    1. Si e si capisce. Anche se magari per un pubblico di giovanissimi non è così evidente

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      1. No infatti, io ormai andante comprendo

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  4. C’è critica e critica.
    Nel senso che posso “fidarmi” dei critici (musicali, d’arte, di libri, di film), ma non delle recensioni delle persone comuni, che come me esprimono “opinioni”, che valgono quel che valgono.
    Purtroppo anche la figura del recensore ormai ha perso di smalto. I “nomi” vengono valutati “a priori”, talvolta mi vien da dire senza nemmeno aver letto il libro, o solo sunti. Io mi fido di me stesso, nel senso che ho autori che non mi hanno mai tradito, e possono presentare trame più o meno indovinate, ma in linea di massimo mi donano ciò che cerco: svago, riflessione, una buona lettura.
    Le “mode” – anche nei libri – sono appunto solamente “mode”, seguite per istinto di gregge, ma che poi quando passano lasciano poche tracce.

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    1. La critica anche seria dei libri, spesso considera il tema ,non mi riferisco solo ai booktuber e basta

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  5. Non so, secondo me i consigli sotto le etichette si fanno da sempre: basti pensare ai “Titoli per l’estate”, o “15 titoli da mettere sotto l’albero di Natale”, fino a quelli per le varie giornate/feste particolari. Giustamente gli editori hanno visto che il marchio LGBT vende, e vende tanto, quindi ci puntano molto. Poi, personalmente, racchiudere i libri sotto la dicitura LGBTQ per me è similare a quando si dice “Young Adult” o “giallo”…ovvio che nel genere YA c’è di tutto, dal bello al brutto, ma tutto è accomunato da una caratteristica comune.

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    1. Che schifo però ridurre una lotta a un’etichetta produrre roba tanto mediocre solo per questo motivo. Del resto dopo il libro della prof. di corsivo

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  6. Beh, però succede lo stesso in tutti i generi: l’esempio più lampante sono i “romanzi rosa”, ma anche i gialli e i thriller, che sono molto letti, ogni anno producono un sacco di materiale scadente – spesso con la fascetta “Il thriller dell’anno”, “Ti terrà col fiato sospeso” e via dicendo. Quindi, si può discutere in generale del livello dell’editoria e della qualità dei prodotti pubblicati, ma questo vale per tutti i generi, inclusa la sezione per bambini (in cui si distinguono libri splendidi e schifezze). Per il resto, secondo me è parzialmente normale valutare non solo la qualità dell’opera, ma anche la tematica trattata, e quello dipende dal gusto personale e dall’esperienza di ciascuno. Poi sono d’accordo con te che sarebbe molto bello se un romanzo venisse valutato per il suo valore intrinseco e non per altro, ma vale per tutto. Per dire, non è che Stephen King scriva solo capolavori, alcune robe sono delle ciofeche pazzesche: ma, siccome sono scritte da lui e non da CiccioMerliccio di Castelluccio Sperduto vengono pubblicizzate e vendono di più, e il lettore tende a dare più credito a quel titolo, solo per il nome dell’autore (lo faccio pure io, è normale).
    Ehm, non so quale sia il libro della prof di corsivo, sono troppo fuori dai social 😀

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    1. Si però quando si parla di tematiche LGBTQ c’è quasi il timore di dire questa storia fa schifo. Nel romance no, c’erano tantissime stroncature di twilight all ‘epoca. Non sto parlando di genere ma di tematiche non sono due cose uguali. Se vado a parlare di una minoranza allora automaticamente il libro non può essere criticato? Per non parlare dell’imbarazzo nel parlare di Cemetery Boys male, perché è scritto da un uomo trans allora minoranza deve essere bello per forza quando è orrido. Per non parlare di quella palla delle letture lgbtq consigliate , nel pride mont per mostrarsi inclusivi o solo perché va di moda. Ipocrisia pura, anzi sottorecinto in cui rinchiudere dei libri brutti solo perché si sa che accanto alla letteratura bella scomparirebbero. Lei che divenne il sole sa stare in classifica da solo, non per il tema. Quanti dei libri delle letture consigliate lgbtq potresti metterli in una classifica al pari di quelli che non trattano queste tematiche?

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      1. Nessuno dice questo, e non credo che ci siano solo recensioni positive dei romanzi con personaggi LGBTQ; se una storia ci fa schifo, è giusto esprimere il proprio pensiero, non credo vengano i lettori coi forconi sotto casa.
        Per le letture LGBT consigliate nel Pride Month invece, è lo stesso discorso dei libri consigliati a San Valentino, o a Natale, o Halloween, quale sarebbe la differenza?
        Sono generalmente contraria alle classifiche in generale: mi piace Lolita di Nabokov, mi piacciono i gialli della Christie, ma non posso paragonarli o metterli sullo stesso piano.
        A me alcuni romanzi classici che contengono personaggi queer non sono piaciuti, tipo Il priorato dell’albero delle arance o anche Lei che divenne il sole (scusa, 😉 ), ma ammetto che li ho letti perché ero incuriosita anche dal come avrebbero descritto i personaggi e la love story queer.

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      2. Non puoi paragonare una lotta politica per i diritti umani a halloween o natale, non è uguale, e non si può ridurre il pride a una festa.
        Oltretutto tantissimi libri vengono elogiati solo perché hanno quelle tematiche lì, come ho detto io, il problema è che non fosse per quello nessuno li prenderebbe in considerazione. Vedi Evelyn Hugo o Cemetery Boys. O anche Iron Widow.
        Si riduce tutto a un tema, senza però soffermarsi sulla qualità di questi prodotti come se il tema fosse un merito. NON LO E’ e non è un buon motivo per leggere un libro. Un libro deve essere letto per trama e contenuti.

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  7. Che poi a volerla dire tutta, questo insistere su queste tematiche da parte di persone che di quella tematica non si interessano minimamente, e che per altro usano le minoranze senza mai dargli un ruolo di rilievo, ha un nome: sfruttamento.

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    1. Più che altro facciata bella e buona. Ma anche chi lo legge, non ti stare a credere.

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      1. Sono temi a cui tengo, sono convinto che si debba “normalizzare” il fatto che ci sono anche personaggi non binari… ma così no.

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  8. Sullo schwa però non sono del tutto d’accordo, ma mi sembra che ne abbiamo già parlato e non vorrei ripetermi.

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    1. Ci avevo fatto un articolo a parte, avevi commentato dicendo che dava risalto a persone invisibili. Dopo diverso tempo posso risponderti che in realtà è servita solo a farmi incazzare, a fare disinformazione sulla lingua e a far pubblicare romanzi scritti in una lingua che non è italiano, che vengono spacciati per araldi di inclusività.
      Il trionfo delle chiacchiere da social insomma, crea una bolla, fa disinformazione e finisce chissà perché nei testi ufficiali

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  9. Ho iniziato “La canzone di Achille” e sono già piuttosto perplessa più che altro dal tipo di stile che credo che l’autrice deciderà di usare anche se è un retelling quindi ci può stare, “I sette mariti di Evelyn Hugo” ho intenzione di leggerlo perché mi ispira abbastanza e per “Cementery Boys” forse sono un po’ di parte: a me è piaciuto, non mi importa che la trama sia banale. Secondo me c’è e va bene che non sia così complessa, a volte i libri possono anche essere leggeri. Forse è vero che non basta la tematica per rendere valido un libro ma se è scritto da qualcuno che quella cosa la vive sulla sua pelle serve a sensibilizzare e la trama può essere messa da parte perché lo scopo del libro è un altro. Poi ovviamente tutto è soggettivo e anche sul linguaggio inclusivo mi sa che la pensiamo in maniera opposta ma va bene così. A me “Cementery Boys” era piaciuto anche per tentativo di adattare il linguaggio visto che lo stesso Aiden Thomas è trans e usa anche pronomi neutri. Chiaramente se un libro ha dei difetti o qualcosa non mi convince lo dico nella recensione perché mi piace essere onesta, ma non tutti i libri sono uguali. Ci vuole il giusto bilanciamento perché anche una trama eccessivamente complessa non va bene per un determinato tipo di storia.

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    1. Una trama non deve essere per forza complessa per essere bella. Sul linguaggio inclusivo invece comincio a essere davvero stanca, perché fa disinformazione con la scusa “la lingua non è una scienza” solo perché molte teorie vengono smentite ogni giorno, cosa che accade anche nelle scienze cosiddette serie. Si fa disinformazione per motivi ideologici, ed è sbagliato, scrivere un libro con schwa come Cemetery Boys, un libro orribile tra l’altro, è come scriverlo senza usare l’italiano.
      Anche i libricini che vendevano alle medie, erano scritti con le abbreviazioni da SMS, ma erano considerati cacca su carta anche per questo motivo. Mi sono stancata di vedere libri orribili messi in primo piano solo dal tema, come Evelyn Hugo. Per non parlare della assoluta mediocrità della Canzone di Achille, che risalta nel mucchio proprio per la bassa qualità. Basta dare il contentino alle minoranze, solo perché ora fa tendenza, considerando belli libri che se non avessero quel tema neanche sarebbero pubblicabili.
      Vi state facendo prendere in giro.

      Ovviamente non ce l’ho con te in particolare. Però iniziano a girare traduttori che scrivono con schwa perché non hanno competenze linguistiche adeguate per dire, le vocali non hanno sesso. Si lasciano influenzare dalle loro convinzioni ideologiche per un lavoro che invece dovrebbe essere neutrale. Tutto questo per cosa? Per non dover fare battaglie serie. Perché è facile aggiungere un fonema privo di significato a fine parola. Vai invece a fare propaganda politica per dei diritti, voglio proprio vedere. Ormai è una bandiera e basta, un estremismo, e io gli estremismi non li posso vedere.

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    2. Ovviamente non ce l’ho con te in particolare, il mio è uno sfogo generale perché mi sono scontrata con più persone che non vogliono sentire ragioni perché la gente deve avere il diritto di autoaffermarsi.

      Come se la lingua togliesse diritti.
      Il problema è che questa pseudoscienza del cavolo spopola, e fa disinformazione sulla linguistica.
      Come diceva il grande professore D’Achille, con grande tranquillità e onestà intellettuale, bisogna semplicemente capire che il maschile sovraesteso non è maschilista.
      Semplice.
      Ma quando c’è ideologia estremista di mezzo, un pensiero così semplice viene travisato. A volte penso che questa gente non voglia avere davvero una voce. Vuole solo lamentarsi del fatto che non ha una voce.

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      1. Non ti preoccupare, so che non mi stai attaccando personalmente ma è un discorso generale anche se non siamo d’accordo. È questo il genere di dibattito che cerco anch’io. La battaglia è anche politica e da qualche parte si deve cominciare visto che comunque stiamo parlando di persone. Ci sono tanti modi in cui il linguaggio si evolve nel tempo quindi prima o poi ci si abituerà pure a questo. Le altre lingue lo stanno facendo piano piano e tutto è partito dall’Inghilterra quindi

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      2. Le lingue si evolvono nell’arco di secoli, non in un giorno, e non si parte sicuramente dalla grammatica flessiva.

        E poi basta sentirsi inferiori alla lingua inglese che è una lingua che non ha genere semplicemente perché l’accordo tra aggettivi si fa in altre maniere, più idiote, infatti è una lingua molto povera da quel punto di vista lì.
        Aggiungere un them come soggetto si può fare, ma questa ideologia qui non porta da nessuna parte e riduce anni di studi di linguistica a una mera opinione.

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  10. Discorso interessante, tra l’altro io che sono un assiduo consumatore musicale mi ritrovo nello stesso problema sulla critica del settore, la quale incensa prodotti senza nemmeno ascoltarli. Ritornando alla lettura, anch’io ho storto il naso su “La canzone di Achille” che mio piantato a metà, tanto non mi era piaciuto (nonostante le ottime recensioni). Pensavo fosse un problema mio, ma leggendoti mi sono ricreduto. Il problema è identico alle uscite musicali: si pubblico troppa roba senza un filtro di qualità, e tra una campagna pubblicitaria e l’altra ci ritroviamo in queste situazioni di mercato. Io spesso vado a naso: nel senso che se un libro mi crea una certa vibrazione istintiva, lo compro. E’ vero, a volte ho preso delle cantonate, ma spesso ci azzecco e viva la vita!

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    1. La Canzone di Achille ha delle qualità oggettive, è un buon libro, niente di eccezionale, ma si fa troppo trascinare dalle mode di questo momento. Modernizza troppo.

      libriitaliani.wordpress.com/2022/06/09/repost-la-canzone-di-achille-non-e-la-mia-iliade/

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  11. ma ora va di moda l’etichetta
    lo stiamo studiando ora a scuola; i siti di streaming sono i colpevoli UU

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    1. I siti di streaming?

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      1. Si per le etichette provvisorie ma numerosissime e puntuali

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    2. Ah dici l’etichetta che mettono sul genere. Si ho capito ma giuro che se comincio un altro libro tradotto con schwa io faccio un macello. Mi sono dovuta sentire venire a dire che Evelyn Hugo era un bel libro. Ma io boh.

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  12. Purtroppo è una questione che non riguarda solo la letteratura, ma anche il cinema che negli ultimi anni ha elevato a capolavori dei film assolutamente mediocri, secondo me. Con l’elezione di Trump è come se tutti, a Hollywood, si fossero sentiti in dovere di prenderne le distanze ed esibire un’incisività che è tutta facciata: solo l’anno prima, ancora in epoca Obama, c’era stata la polemica degli Oscars So White, e l’anno dopo, all’improvviso, BUM, tutti attivisti! E’ stato veramente ridicolo e patetico. L’apice si è raggiunto con le vittorie di Black Panther e Green Book, quest’ultimo con un Miglior Film che se ci penso vado in bestia ancor adesso! Quell’anno c’era La Favorita, c’era BlackKklansman, c’era Roma, e hanno fatto vincere Green Book. Ma qui mi taccio che se no non ne esco più.
    Penso comunque che alla fine l’unico giudice veramente inesorabile e imparziale sarà il tempo: quello che è valido rimarrà e continuerà a essere letto (o visto), il resto sarà dimenticato.

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    1. Ma infatti quella di Green Book fu una vittoria ridicola. Gli Oscar so White portarono anche alla vittoria altrettanto ridicola di Moonlight, mi ricordo feci le 6 per vedere quella notte degli oscar. Per veder vincere Moonlight per rotto della cuffia. Poi con Green Book ormai ero disillusa, anche se volevano far vincere il sociale, potevano far vincere Blackkklansman.Infatti Spike Lee piantò una giusta polemica. Il suo era un film cattivo e scomodo. Mentre Green Book era una storiella dai buoni sentimenti fine.
      Con il nero vittima e pure gay visto che c’erano.

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  13. Io penso che il succo di questo discorso è racchiuso nel tuo commento “però non è che acquisti punti se parli di minoranze o di temi caldi adesso, cioè non possiamo salvare libri brutti per questo motivo”. Sono d’accordo. Un libro deve avere buoni personaggi e una buona trama. Se riesci in questo e ANCHE a rendere giustizia a temi sociali bene, ma non è che puoi giustificare il “non è accattivante come trama ma parla dell’amore tra due ragazzi, quindi val la pena leggerlo”. Però penso che sia proprio una unpopular opinion. (Senza contare che se dici che “La casa sul mare celeste” non ti è piaciuto qualcuno accenna sempre al fatto che forse ti ha dato fastidio perchè c’è una storia d’amore tra due maschi. Boh.).

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    1. La casa sul mare celeste mi manca. Però che vuol dire ho apprezzato tante storie con quei temi li perché raccontati bene. Non basta avere un tema, bisogna saperlo accompagnare altrimenti a che serve la critica

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  14. Cemetery Boys l’ho letto e mi sa che mi è pure piaciuto (anche se il fatto che non ricordi molto della trama a distanza di qualche mese dovrebbe essere un indicatore eloquente) , però non lo considero certo un capolavoro.
    Un libro super elogiato di cui fatico a comprenderne i motivi è “Una vita come tante”. Io non mi capacito di come nonostante le mille e rotte pagine il tema dell’autolesionismo (che pare voglia essere quello centrale) possa essere trattato in maniera così superficiale. Fosse stato un libretto di novanta pagine, pace, però cazzo, ha scritto un trattato su un personaggio essenzialmente statico. e che pare avere uno strato di pus tra l’epidermide ed i vasi sanguigni perché l’anatomia umana è una pura e semplice opinione.
    Libro su un tema serio scritto male, spiegato peggio con una “morale” tra l’altro, agghiacciante. Portarlo a termine è stata una tortura.
    La canzone di Achille mi è stato regalato ma sto ponderando se metterlo su Vinted direttamente o leggerlo prima. Achille mi riporta ai tempi delle medie ad epica, in cui mi annoiavo a morte.

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    1. Non conosco il libro che hai citato, la Canzone di Achille non è malvagio, io lo trovo molto mediocre. Ecco il punto del discorso che volevo fare é che non si può celebrare la mediocrità solo perché il tema è sociale e impegnato

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  15. Concordo con te. Io sono contento che si parli molto più spesso di certe tematiche importanti e che solo 10 anni fa venivano toccate molto poche, ma parlare solamente della tematica non basta. Prima di tutto bisogna saper parlare bene di certi argomenti e, per quanto riguarda i libri, riuscire a creare una storia che sappia interessare e dei personaggi che non solo portino avanti questi argomenti ma che si dimostrino con una grande personalità e soprattutto vivi. Anche nel mondo del cinema ho visto numerosi film che vogliono parlare di tematiche fondamentali ma purtroppo lo fanno molto male e in maniera didascalica, urlando la morale al pubblico invece che mostrandola.

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    1. Sì cioè non basta avere qualcosa da dire, bisogna saperlo dire

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      1. Il che non è mai veramente facile.

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