Letture d’Infanzia: quella volta in cui Mario Lodi colpevolizzò le vittime

Rispolverando pezzi di infanzia a volte si trovano perle, a volte si trovano invece orrori. Quest’ultimo è il mio caso con “Bandiera” di Mario Lodi buon vecchio pedagogo italiano. Mi venne letto dalle maestre in terza o quarta elementare, e ne ho un ricordo davvero vivido devo dire. Mario Lodi per chi non lo conoscesse è un autore per l’infanzia nonchè pilastro della pedagogia italiana. Scrive spesso storie per bambini ben strutturate, che hanno a che fare con il ciclo di morti e stagioni, con animali e mondo della natura e della campagna. “Bandiera” narrava di un vecchio ciliegio e delle sue foglie-figlie che vivevano avventure col passare delle stagioni. Dalla nascita, alla crescita, alla fioritura e alla morte.

Ogni foglia aveva una personalità e un fiore da accudire, che poi diventava ciliegia. Peccato che rileggendo alcuni episodi ho notato una corrispondenza preoccupante. In particolare in episodio. A un certo punto della storia il ciliegio si è riempito di fiori bianchi, e ogni foglia ha il suo bel fiore. Il loro compito è proteggere il fiore bianco fino a quando non diventerà ciliegia. Un bel giorno però iniziano a volare intorno ai fiori delle farfalle cattive. Riporto l’episodio qui: sotto:

Un mattino chiaro e senza vento calarono dal cielo azzurro le mascherine volanti: erano dipinte con tanti colori vivaci, e passavano nel cielo galoppando in silenzio. Ed ecco che, vicino al ciliegio, scesero come una pioggia di coriandoli ed entrarono tra i rami.
Erano belle e Bandiera le guardava con simpatia. Passavano di ramo in ramo e bussavano alla porta di ogni fiore per trovare un posto tranquillo dove posare le loro uova.

Posso entrare un momento nel tuo cuore? — sussurravano ai fiori danzando intorno a loro con mille inchini.

I fiori, incantati da quegli abiti colorati, li avrebbero lasciati entrare ma le foglie non volevano e gridavano:

Via, cattive mascherine! Abbiamo capito che cosa volete. Non vogliamo che i frutti dei nostri fiori diventino marci, mangiati dai vostri figli!

Ma le farfalle fingevano di non sentire, facevano un voletto e ritornavano. Una farfalla disse al fiore di Amicastella:

Buon di, principino… io sono la reginella dei prati verdi. Mi lasci entrare nella tua reggia bianca? Permetti?

Il fiore stava per dire sì, ma Amicastella gridò alla farfalla: — Non voglio che tu entri nel cuore del mio fiore buono e caro, vattene!

Ma la sfacciata si posò su un petalo e sussurrò al fiore: — Se ti canto una bella canzoncina tutta per te, mi lasci entrare?

Una canzoncina tutta per me? — ripetè meravigliato e lusingato il piccolo fiore.

Amicastella si arrabbiò: — Lascialo stare, è bello e puro, perché vuoi rovinarlo? Ma la farfalletta variopinta incominciò:

Se mi fai entrare nel tuo cuoricino, ti do un bacetto e poi…

E poi? — ripetè il fiore.

Ti racconterò la storia di un piccolo bruco peloso che un giorno diventò una bellissima farfalla e volò nel cielo e tutti l’ammiravano…

Entra… entra… — disse il fiore, — e raccontami la storia!

E la farfalla entrò.

Amicastella era triste perché il fiore si era lasciato ingannare. Bandiera gli gridò:

Disgraziato! Quando sarai frutto nascerà in te il bruco che ti mangerà il cuore!

Lo caccerò via! — rispose il fiore.

Non potrai, — disse Bandiera, — perché lui sarà chiuso in te e tu dovrai morire.

O povero me, — sospirò il fiore, — dovrò perdere la vita per un bacetto?

Da quel giorno fu sempre triste, con quel pensiero nel cuore.

E niente più lo rileggo più lo trovo allucinante. Il povero fiore cede alle avance della farfalla, irretito dalla sua bellezza, e per questo morirà. Per questo è rovinato per sempre senza possibilità di salvezza.

Questo episodio immagino debba insegnare alle bambine a non avventurarsi per le strade di notte. Che se poi succede qualcosa è colpa loro. Non c’è un minimo di empatia per il povero fiore. C’è una totale colpevolizzazione dell’impulso sessuale femminile. Qualcuno avrebbe dovuto spiegare a Mario Lodi che non è bello insegnare queste cose. Non è educazione questa, non è pedagogia. E’ un pensiero vecchio e conservatore, nonché totalmente fuori luogo per essere insegnamento per i bambini. In un libro che tutto sommato aveva delle vene poetiche e si avventurava anche nel raccontare la morte delle foglie. Non va bene. Noi la leggevamo a otto anni questa roba.
E non si può neanche più di tanto giustificare dicendo che era un uomo della sua epoca. Moltissima letteratura per infanzia è priva di queste cose, Pinocchio non si sognerebbe mai un episodio simile da mettere in scena.
Quindi niente, l’ho trovato terribile. La colpevolizzazione dello stupro in un libro per bambini, non pensavo mai che sarei arrivata a scrivere una frase del genere.

27 risposte a “Letture d’Infanzia: quella volta in cui Mario Lodi colpevolizzò le vittime”

  1. Conoscevo l’autore, che non ho mai apprezzato, ma non questo libro. Questo passaggio mi scombussola. Concordo con la tua analisi.

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    1. Ma poi ci ho messo anni a capire reale intento dietro questo episodio. Realizzare quale fosse la vera tematica è stato orribile.

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      1. Lo posso immaginare. Mi dispiace per le sensazioni che ti ha fatto provare.

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        1. Il problema alla base è che veniva letto a scuola, a una classe di bambini che magari non decodificavano il messaggio, ma lo percepiva. E in tutto questo le maestre erano adulte, avrebbero dovuto accorgersi della scorrettezza del messaggio. E’ stato quello che mi ha sconvolto.

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          1. Se inizio a parlare di insegnanti non la finisco più, sono state tra le persone che mi hanno fatto più victim-blaming. Penso che per la maggior parte sia solo un lavoro, non si interessano minimamente del ruolo che dovrebbero ricoprire.

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            1. Mi dispiace molto per quello che ti è successo. Purtroppo non posso che darti ragione. L’insegnante potrebbe essere una figura chiave, conosco molte persone che studiano per insegnare ai bambini che hanno veramente la vocazione. Ma ho anche conosciuto molte persone totalmente prive di empatia che lo fanno solo per il posto fisso e alle quali non interessa altro. Evidentemente il percorso di studi non basta, queste persone andrebbero valutate in base anche ad altre competenze. Io reputo che la comunicazione e le arti visive abbiano anche loro un certo peso. Mettendo da parte Mario Lodi ti lascio due ottime rappresentazioni del tema abusi nell’infanzia, perché credo che l’immaginario sia uno dei pochi modi per entrare in contatto con un bambino. https://libriitaliani.wordpress.com/2022/03/15/harry-potter-e-la-camera-degli-abusi/
              https://libriitaliani.wordpress.com/2022/02/18/melevisione-i-bambini-non-sono-stupidi-quindi-non-trattarli-da-idiota/(si apre in una nuova scheda)

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              1. Mi sono trovato spiazzato quando per la prima volta lessi la frase che la scuola serve per educare, formare e rendere liberi/e. Per me non è mai stata niente di tutto questo, era solo un luogo dove venivano date nozioni, che se le capivi allora andava bene, se non ci riuscivi, malgrado gli sforzi, la colpa era solo la tua che per pigrizia non ci provavi.

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  2. Aggiungerei una cosa: a seconda di cosa hanno studiato i bambini, prima di leggere questo libro, si svilupperebbe il paradosso che, senza le farfalle, potrebbe non esserci l’impollinazione (magari ci penserebbero altri insetti, ma chissà).
    E non parliamo del fatto che qualche bambino molto piccolo potrebbe pensare di dare la caccia alle farfalle per salvare i fiori (io un ragionamento scemo come questo, a sette anni, avrei rischiato di farlo).

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    1. Adesso io guardavo Mazinga ma non è che per questo mi buttavo fuori dalla finestra. Il problema non è tanto sulla specie ritratta come cattiva della situazione (in Andersen e Mignolina il rospo è cattivo ma non è che per questo mi sono messa a uccidere rospi). Il problema è che il fatto descritto è una palese metafora di un abuso sessuale e di una colpevolizzazione della vittima che si è messa nella situazione di farsi abusare. Semplicemente raccapricciante.

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      1. Se mostri come cattivo un individuo è una cosa, se mostri tutta la specie come perfida o pericolosa è un altro discorso, dal mio punto di vista è un’allegoria cucinata male.
        Riguardo a imitare i supereroi della TV, io gli esperimenti li facevo, ma saltavo giù falla sedia, al massimo 😛 mica ero scemo!
        Ma questo è un caso un po’ diverso, anche l’empatia può fare danni, se è diretta male.

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        1. Forse eri un bambino particolare…
          Però comunque non critico la scelta di una specie come cattiva perché nella favola è una cosa che genericamente si fa.

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          1. Ero una strana combinazione di vivacità e prudenza. A volte non pensavo e a volte pensavo troppo.
            Probabilmente sono un caso clinico XD

            Riguardo alle specie, nelle favole e nelle fiabe di solito si parla di individui piuttosto che di specie. Magari a volte sono tre e non uno (come i tre porcellini e i tre caproni) ma discorsi allargati alle specie sono forse più tipici del fantasy, sebbene comunque si cerchi di stemperare lo stereotipo lavorando sulla complessità dei singoli personaggi.

            Il passaggio che hai evidenziato ha, secondo me, più problemi, non solo quello che fa riecheggiare certe porcate dette in fatti di cronaca, come “è colpa tua che vesti così” (qui sembra che sia colpa del fiore che si fa intortare).
            Magari il resto del libro è valido, resta da vedere se l’autore credesse in ciò che ha scritto o se volesse alzare la complessità del discorso fino alle critiche cavernicole che ancora oggi si sentono fin troppo spesso…

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            1. Il resto del libro è valido fino a un certo punto, si sente molto l’influenza di una cultura ormai da cestinare. Alla fine parla di figlie devote al padre che esauriscono la loro funzione una volta che hanno figliato.

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              1. Probabilmente andrebbe forte in alcuni paesi dell’Asia, quelli in cui è ancora forte il peso dei genitori sui figli e in cui dare vita a vari nipoti è praticamente un obbligo sociale 😅

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                1. Si, ci sta promuovere valori di famiglia per carità, però questa maniera qui mi sembra un tantino datata. E non so se l’ho già detto ma non è una vera scusa dire è figlio del suo tempo, le grandi storie per l’infanzia non hanno questo problema cronologico.

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  3. Quel poco che ho letto di Lodi l’ho trovato troppo ideologico per i miei gusti, compreso Cipì.

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  4. Oddio ma che cosa terrificante, io ci feci pure una recita a scuola basata su sto libro.
    La cosa peggiore è che nessuna maestra se ne accorgesse, o che fossero tutte d’accordo con il messaggio

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    1. Secondo me un po’ tutte e due le cose.

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  5. Io ricordo che da bambina lessi solo un brano di questo libro, quello sull’autunno, ma sinceramente non ci avevo visto (nè mi ci avevano fatto vedere) nessuna metafora. E ciononostante l’ho sempre trovato triste e malinconico, troppo forse da capire e apprezzare per la me bambina!

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    1. Era un libro molto triste perché morivano tutti pure la formica, mannaggia.

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  6. io ho letto la cosa quasi come uno stupro o un irretimento
    in effetti non mi aspettavo una foglia così severa

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    1. E’ un plagio e un abuso. Diciamo un predatore sessuale che avvicina una potenziale vittima, magari più piccola d’età, e la plagia.
      E la cosa peggiore è che la vittima viene colpevolizzata.
      Non leggete Bandiera ai bambini, ma fategli vedere il Fantabosco.

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  7. Non conosco l’Autore ma ho letto con attenziona la tua analisi, che ritengo corretta.
    Posso solo pensare che il brano sia stato scritto o pensato molti decenni fa, ben prima delle “timide” aperture mentali degli ultimi anni.

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    1. In parte può essere una giustificazione, però dobbiamo anche ricordare che i grandi autori per l’infanzia hanno saputo scrivere storie che andavano al di là dei pregiudizi sociali del tempo.

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      1. Senza dubbio.
        Però penso anche a tanti “favolisti” del passato, lo stesso Andersen, con una visione della donna (faccio solo un esempio) molto antico e lontano da ogni crisma di emancipazione.

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        1. Andersen era meno didascalico di Lodi che fa delle associazioni molto molto semplici. In più Andersen non è perdonabile per alcune cose, vedi scarpette rosse, ma aveva dalla sua narrazioni direttamente applicabili alla psicologia. Questo gioco con Lodi non funziona.

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