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Perché Sei di Corvi funziona così bene

Non è la prima volta che parlo di Sei di Corvi. Quando lessi questa dilogia ormai tre anni fa, rimasi folgorata.
Era tanto tempo che non leggevo più fantasy e Sei Di Corvi mi ha aperto un mondo. Un mondo che concepiva il fantasy in maniera diversa, con l’idea geniale di creare un mondo con tante storie diverse e mai unite. Per questo ora mi trovo seriamente in disaccordo con l’universo espanso Grishaverse.
Ma perché funziona così bene come dilogia?
Il segreto di “Sei di Corvi” è in realtà qualcosa di piuttosto semplice.

Non sta nella sua trama, che è un classico colpo già molto sentito al cinema.
Si tratta di un’opera molto derivativa infatti. Per chi non conoscesse il film “La Stangata” consiglio di guardarlo. E’ un po’ vecchio, ma ha delle soluzioni narrative davvero geniali.

Altro film vecchiotto che consiglio prima o dopo la lettura di Sei di Corvi, è “l’Infernale Quinlan” di Orson Welles. Film disperato, con protagonista un uomo simile al protagonista di Sei di Corvi. Un uomo disilluso, zoppo, cattivo, rabbioso. Anche quell’ambientazione decadente e marcia dell’Infernale Quinlan, mista all’ironia scanzonata del mondo povero della Stangata sono qualcosa che Leigh Bardugo riprende.

Il tema del colpo grosso con una banda di personaggi carismatici è qualcosa che abbiamo visto sia nel a mio parere mediocrissimo “Ocean’s Eleven” che nella serie tv pop “La Casa di Carta”.

Allora dove sta il genio di Sei di Corvi?
Mi sembra ovvio, nei suoi splendidi personaggi. Personaggi veri, reali, coerenti. Ma soprattutto personaggi che sentiamo vicini.
Kaz Brekker, con la sua cattiveria e la sua genialità, i suoi traumi irrisolti, è un personaggio gigantesco. Funziona bene perché risulta realistico, la parte in cui funziona peggio è la sua genialità quasi onnisciente che rompe un patto narrativo: non percepiamo mai davvero il pericolo. Però anche la sua estrema mancanza di morale lo salvano, non è mai in pericolo perché lui è il pericolo (se mi si concede la citazione a Breaking Bad). Anche se devo dire che nel secondo libro Kaz perde molto le sue debolezze, perdendo di conseguenza mordente. La bellezza di un personaggio così è che a un certo punto sviene, sembra inscalfibile e si sabota dall’interno da solo.
Personalmente ho amato tanto anche Inej Ghafa. La sua storia l’ho trovata straziante, devastante. E’ un personaggio con cui penso sia impossibile non empatizzare. Devo dire che caratterialmente mi somiglia tanto, forse per questo che mentre leggevo del suo passato sentivo una profonda angoscia. Cosa che solo i grandi sanno fare, quando ti tirano dentro al loro personaggio tanto da farti dimenticare te stessa.

Inoltre in Sei di Corvi c’è la perfetta costruzione di una delle coppie più belle del fantasy, ovvero Nina e Matthias, che affrontano un percorso fatto di pregiudizi. Tra questo ragazzo rigido e servo obbediente, e questa ragazza sensuale e anarchica. Tra un ragazzo alto grosso e sgraziato, e una ragazza grassa affamata di cibo e sguardi che la desiderino. Anche questa coppia secondo me perde molto mordente nel secondo libro dove non si sviluppa come avrebbe dovuto.
Ma ci sono anche un figlio rifiutato come Wylan e uno represso come Jesper. Uno fa tenerezza a un primo livello, ma risulta decisamente più stabile dello spavaldo Jesper che in realtà nasconde una selva di fragilità che lo rendono ancora più adorabile.
Ognuno dei Sei ha il suo bagaglio che si porta dietro, ma senza forzare il dramma.
Mi piace tanto questa cura così ben fatta dei personaggi perché nei libri che sto leggendo ultimamente non la trovo.
Trovo grande scrittura, grande trama, ma personaggi dimenticabili. Quando personalmente i personaggi sono la prima cosa che guardo in un libro. Perché sono ciò che resta. Ciò dove andava Flaubert senza la sua Madame Bovary? Dove andava Lawrence senza Connie Chatterley?
Mi chiedo perché certi scrittori li diano tanto per scontati.
Sono il sale del racconto. E in questo Sei di Corvi è un libro saporito.

Il secondo libro devo dire non è così ben costruito, secondo me i personaggi perdono parte di ciò che li rendeva tanto amabili. Inej diventa una ripetizione, Kaz smette di essere fallibile. La coppia Nina e Matthias diventa troppo sdolcinata in alcuni punti. Si salvano solo nella scrittura e nella costruzione Jesper e Wylan. Loro sono capaci di crescere davvero. Il primo libro però per me rimane un gran bel libro e forse uno dei più riusciti del suo genere.

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16 risposte a “Perché Sei di Corvi funziona così bene”

  1. Io ho cercato di leggere Tenebre e Ghiaccio, che giaceva nel mio Kobo da mesi, ma non sono riuscita, non mi ha preso. Dici che val la pena riprovare con Sei di Corvi?

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    1. Decisamente si. Tenebre e Ossa non mi è piaciuto per niente , nemmeno la Trilogia completa mentre Sei di Corvi lo metto tra i miei fantasy preferiti.

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  2. Prima di tutto hai fatto bene a riutilizzare l’immagine, ti aiuta a indicizzare il tutto.

    Poi molte volte un’opera la si segue per i personaggi.
    Io mi sono affezionato alla sticom canadese Schitts Creek per la nascente relazione tra Patrick e David

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    1. Pensa l ‘ho riutilizzata solo perché non avevo voglia di scaricarne un ‘altra.

      Molte serie tv interessanti sono naufragate proprio per la mancanza di personaggi interessanti, vedi Westword

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      1. Molto interessante sulla carta, ma con dei personaggi davvero antipatici. Allora meglio c’era un volta che aveva una trama piena di buchi, ma personaggi fighi

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      2. mamma mia, Westworld, che tracollo terribile e immeritato. La prima stagione la annovero tra le cose migliori che abbia mai visto, ma dalla seconda in avanti mi è scaduta tantissimo; tu hai visto la quarta? Io ho mollato alla fine della terza, ma sarei curioso di sapere com’è.

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      3. Io ho mollato a fine seconda, troppe stupidate in stile Lost

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      4. La seconda secondo me è stata inutilmente complicata e contorta senza che la storia lo richiedesse; già quella aveva duramente messo alla prova la mia pazienza, ma è con la terza, che salta decisamente di palo in frasca rispetto a quanto l’ha preceduta, che ho mollato.
        Considero la prima stagione una bellissima miniserie.

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      5. Si la prima era interessante, mi aspettavo molto dalla seconda invece un pastrocchio. Ci fosse stato un personaggio interessante ameno ma niente

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  3. Ho letto in lungo e in largo lodi sperticate su questo libro, ho sempre opposto resistenza ma a questo punto mi sembra inutile e stupido continuare a farlo; mi s che cederò.

    E’ la prima volta, però, che lo sento paragonato a L’Infernale Quinlan: adesso ha davvero la mia attenzione!

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    1. Vedo che sei un uomo di cultura, finalmente qualcuno che capisce a cosa mi riferisco.

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      1. Ahahah, non so per l’uomo di cultura, ma ho visto L’Infernale Quinlan e mi piace tantissimo proprio per l’atmosfera decadente da film noir che lo permea (e poi il piano sequenza all’inizio è una di quelle cose che mi fanno esplodere il cervello); non voglio dire un azzardo, ma forse mi piace anche più di Quarto Potere, che capisco essere più innovativo e più artistico ma non mi parla allo stesso modo.

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      2. Sono diversi, entrambi due capolvori

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  4. Da amante del cinema se metti insieme la Stangata è linfernale Quinlan per parla di un’opera letteraria allora mi hai già conquistato. Hai fatto dei bei paragoni e ho apprezzato molto il modo con cui hai descritto i personaggi.

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    1. Guarda l’opera merita, l’unica cosa che un po’ la limita è che è indirizzata a un pubblico molto molto giorvane, quindi se sei fuori target magari potrai sentirti escluso

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