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Un Fantasy non deve per forza essere una saga

Oggi farò una bellissima riflessione al vetriolo con me stessa su come tutto ciò che pensiamo del fantasy, sia solo un grosso fraintendimento.

Ossia che il fantasy debba corrispondere per forza a una saga. Niente di più sbagliato. Certo i fantasy spesso richiedono monumentali ambientazioni e quantità di personaggi notevoli, perciò si tende alla serialità perché c’è tanto da dire. Ma non sta scritto da nessuna parte che se scrivi fantasy, devi scrivere una saga. Anzi, tutti gli autori esordienti, fatte rare eccezioni, che iniziano con una saga, nove volte su dieci la concludono nel peggiore dei modi. Perché? Perché una saga richiede anche molta esperienza e maturità.
Ad ogni modo.

I capisaldi del fantasy scrissero saghe, è vero. Ma non intendevano farlo. Spesso era il pubblico a chiedere un seguito, di un romanzo perfettamente conclusivo, oppure il romanzo era troppo lungo e veniva diviso.

“Alice nel Paese delle Meraviglie” contò su un seguito, perché le avventure di Alice non erano finite, ma i due libri possono anche essere letti separatamente.

Se si pensa a Tolkien, lui scrisse Lo Hobbit senza troppe pretese, come favola per i propri figli. Scrisse anni dopo quello che doveva essere un seguito voluto soprattutto dall’editore. Seguito nel quale si incartò per lungo tempo, fino all’illuminazione che creò “Il Signore degli Anelli”. Tra l’altro la trilogia era un libro pensato per essere autonomo e unitario. Diviso in trilogia solo per la mole di pagine.

“Le Cronache di Narnia” nacquero con un solo libro, “Il Leone, la Strega, l’Armadio” che si concluse in maniera autonoma. Il successo di pubblico ne fece fruttare dei seguiti, ma ciò avvenne anche con gli storici romanzi di Alexandre Dumas.

La serialità nel fantasy, intesa in maniera più consumistica, arrivò dopo, dai figli di queste prime generazioni che gettarono le basi. Complice anche un mercato e un pubblico diverso.
Ora come ora è quasi impossibile trovare un fantasy di pubblico che non contempli una saga. Ed è sbagliato. Grandi romanzi come “La Storia Infinita” sono autoconclusivi. E io lo trovo giusto. Specialmente per un esordiente.
Grandi autrici come Leigh Bardugo e Christelle Dabos hanno esordito con saghe che hanno rovinato sul finale. Per non parlare dello sforzo produttivo di una casa editrice. Nessuna casa editrice si assumerebbe il compito di pubblicare una saga di settemila libri di un esordiente. Fu il problema editoriale che ebbe Harry Potter.
Penso sia quasi ovvio per un autore esordiente, specialmente in Italia, cominciare con lo scrivere uno stand-alone, prima di abissarsi nell’epica. Anche perché poi i romanzi stand-alone sono quasi sempre belli, visto che si trovano a dover gestire meno carne al fuoco.

O forse parla la lettrice pigra che è in me che si è stancata di dover leggere fino al terzo libro per capire se è bello il primo.

46 risposte a “Un Fantasy non deve per forza essere una saga”

  1. Io faccio prima non leggo i fantasy pur vivendo con l’ironia che di essa ne usa , almeno in parte altrimenti non graffia.

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    1. Dipende il fantasy è tante cose non solo Tolkien

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  2. Non amo i fantasy, gusto personale, ma riscontro un grande problema con le saghe di qualunque genere: molte, se prodotte su richiesta del pubblico, finiscono per trascinarsi senza avere granché da dire, e questo secondo me va a rovinare anche il libro con la quale la saga è iniziata

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    1. Si è un problema comune sia tra le serie di libri che nel cinema o nella tv

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  3. Non amo il fantasy e cose troppo lunghe….non sono mai curate soprattutto il finale

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    1. Si a parte i grandi molti non sanno scrivere un finale coraggioso e sensato

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      1. Esatto e mi delude

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  4. io odio leggere le saghe, lo facevo molto al liceo
    quello che mi dà più fastidio è l’obbligo di dover comprare gli altri libri perke come dici tu queste saghe non hanno mai almeno il primo autoconclusivo; e la cosa mi urta parecchio

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    1. Anche io al liceo avrei letto anche 15 libri della stessa saga , ultimamente mi sto stancando

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      1. la cosa positiva è che ai miei tempi andavano di moda le trilogie, per cui non si spendeva troppo denaro o tempo

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      2. Adesso sono più subdoli perché magari scrivono una dilogia che però fa parte di un universo espanso che si trascina nei secoli dei secoli

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      3. oh beh
        io manco coi film mi presto a spinoff e sequel obbligatori 😀

        soprattutto il primo film deve riuscire a reggersi da solo perke se floppa non avrà seguiti

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      4. Il lettore fantasy invece ha una specie di dipendenza a voler leggere tutto per amore di completezza, e gli scrittori ci sguazzano scrivendo cose anche quando non hanno più niente da dire

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  5. Sacrosante parole. Io ne ho scritti due o tre, di libri fantasy, e molti mi hanno chiesto se avrei continuato la storia… Credo di averli guardati come se parlassero un’altra lingua!

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    1. Davvero? quali sono i titoli dei tuoi libri se posso chiedere?

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      1. Fera, il ritorno della Bestia e Garou, l’eredità del Lupo Fantasma. Trovi i dettagli nella sezione bibliografia del mio blog! 😉

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      2. Si infatti mi ricordavo di averli visti da qualche parte.

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      3. Se li leggi e vuoi darmi un parere, sarei felice di sapere cosa ne pensi! 🙂

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      4. Mi interesserebbe molto, è una cosa che ho in lista da fare ma che non ho ancora avuto il tempo di fare.

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      5. Se hai bisogno, sai dove trovarmi 😉

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  6. Come sai il fantasy non è il mio genere, così come le saghe. Ma apprezzo quando un libro è solo un seguito ideale, ma con una storia a sé stante, con riferimenti a quelle precedenti. Un esempio è L’isola misteriosa di Verne.

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    1. Si questo tipo di operazioni sono interessanti. Io personalmente farei una saga solo se necessario all’evoluzione dei personaggi. Altrimenti diventa esercizio ridondante privo di scopo

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  7. In anni non sospetti mi appassionai ai primi libri di una saga fantasy abbastanza famosa (ho pure una copia firmata dall’autore, per dire): mi arenai poi al quinto o sesto volume di millemila pagine l’uno, pensando a quanti ettolitri di brodo allungato, purtroppo per la bella storia. Comunque hai ragione: o chiudi una storia da (quasi) subito, altrimenti vieni lasciato tu (come scrittore) per primo. 😌

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    1. Sono curiosa di sapere a quale saga fantasy ti riferisci.

      Più che chiudere la storia subito, devi avere secondo me un finale potente pensato fin dall’inizio.

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      1. La Ruota del Tempo di Robert Jordan. È stata poi completata da B. Sanderson (su appunti lasciati dall’autore), però l’ha trascinata per troppi anni a mio dire, grosso modo come sta facendo il vecchio George. ^_^

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      2. Non è una saga che mi ispira proprio perché cavolo 24 libri sono un’esagerazione.

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      3. * 14 libri, comunque il succo non cambia.

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      4. Ah, mi ricordavo 24 come l’Iliade. Comunque per me sono troppi. Poi magari la storia è un capolavoro, se mai la inizierò sarò felice di ricredermi.

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      5. Imparo adesso la lunghezza dell’Iliade. 😉

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      6. Ed Odissea, mentre Eneide la metà cioè 12.

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  8. Ho finito di leggere proprio adesso il primo dell’Attraversaspecchi e presto ne parlerò. Come forse ho già detto, da piccola sognavo di scrivere saghe ma adesso che ho iniziato effettivamente a scrivere e spero di pubblicare penso che un autoconclusivo sia già abbastanza faticoso da gestire in base anche ai temi che scegli che dubito di voler scrivere sequel anche se i lettori magari hanno la sensazione che il finale sia aperto. Non avrei la testa e sono le prima che detesta l’idea di rovinare il proprio lavoro con sequel che non aggiungono nulla sembrano tutti identici tra loro. Le idee non sono infinite e per forza dopo un po’ ripeti te stesso. Direi che abbiamo bisogno di molti più autoconclusivi nel fantasy ma in effetti la saga forse risulta più congeniale se vuoi approfondire i vari personaggi secondari ma anche lì devi fare attenzione a non fargli perdere coerenza e per questo ho paura di leggere la dilogia su Nikolai, prima o poi dovrò farci i conti ma per il momento mi concentro su altro 🙈

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  9. Cara Henye88, scassatrice di libri famosi e meno famosi, tipo classici e simili, non solo faccio tesoro che un fantasy non è per forza una saga(cioè di lunga durata), ma mò me lo segno. 🌹👏😊 Però giuro sei brava ( e feroce, nel senso che non fai sconti, giustamente)nelle recensioni. Notiziola: quando finirò al computer ciò che ho scritto della vacanza a Lampedusa e in cui compari anche tu con delle considerazioni due post, avrò il piacere di spedirtelo. E, chiaramente, mi dovrai fare a pezzettini. Sperando che finisca il lavoro. Anche mio figlio Claudio è interessato a ciò che ho scritto, perchè gliene ho parlato e anche perchè lui è andato in vacanza in Albania e ha scritto a suo volta una sorta di reportage e anche interviste alle persone che hai incontrato nelle varie tappe.

    Grazie dei tuoi passaggi da me.

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    1. Wow grazie mille per tutto, mi sembra un onore davvero. Non vedo l’ora di leggerlo e di sapere in che modo sono coinvolta

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      1. Sei coinvolta nei super classici come l’Eneide, almeno nella citazione degli incipit, e l’Odissea e innanzitutto de Orlando furioso di cui vai pazza. E a questo proposito ho letto l’estratto e book di Calvino dell’Orlando e se ricordo bene che a te non piace tanto, intendo Calvino. Chiariamo che non sono specialista ed esperto di questi libri, ma un lettore che si trova su un isola(minore) e pensa a quello che ha tenuto legati le gesta dei paladini e l’isola, in questo caso (maggiore)e la vita degli isolani. Chiaramente è fuori discussione che tra le cose di cui parlo c’è un filo conduttore che li tiene insieme. Il tutto è avvenuto in dieci giorni che però i mie personali sono stati sette, mentre gli altri tre riguardano mio figlio Claudio il quale mi accompagnò sia all’andata che al ritorno all’aeroporto. Cosa che ho fatto io con lui quando il giorno dopo è toccato a me accompagnarlo per un fine settimana di tre giorni(ecco (7+3) e in cui è andato a intervistare Giovanni il fratello di Peppino Impastato. Chiaramente anche qui cerco il filo rosso che lega le varie cose di cui scrivo.

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      2. Wow complimenti ti ricordi i miei gusti letterari meglio di me, non vedo l’ora di leggere l’articolo che hai scritto, mi fa davvero tanto piacere.

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      3. No, non è un articolo. E’ lunghetto, ma non solo.😊

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      4. Dove lo pubblichi?

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      5. Con nessuno, al momento è una cosa a cui non penso. Poi chissà. Diciamo che dipende … da te.😊😉😁

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  10. Il problema degli esordienti che scrivono saghe è che gli esordienti hanno spesso problemi con la struttura del racconto; o, per meglio dire, ignorano che un racconto debba avere una struttura (se è per questo, lo ignora anche Martin, che non è esattamente un esordiente e che mi riempie di scoramento ogni volta che lo sento ripetere quella baggianata del “ma io sono un giardiniere, non un architetto”). Ed è già difficile costruire una buona struttura per un singolo romanzo, figuriamoci per tutta una saga, che spesso e volentieri si risolve in una serie di cliffhanger che non si sa dove porteranno.

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    1. Guarda su Martin non posso che darti ragione, se al giorno d’oggi fai una saga di 7 libri (pensati 3 poi estesa) da giardiniere e non da architetto, stai fuori di testa. Per questo dico che non è in grado di chiudere la saga.

      Gli esordienti fanno anche quello che devono, commercialmente le saghe rendono tanto perché chi compra un libro ne comprerà probabilmente tre. Però ne va a perdere la qualità.

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  11. Diciamo che è un pensiero che negli ultimi anni si è radicato nelle menti delle persone ossia che il fantasy porti inevitabilmente a una saga. Anche io lo trovo un concetto sbagliato. Se vuoi creare una saga, devi avere qualcosa da dire e in certi casi da te citati mi è sembrato che si sforzassero parecchio per riuscire a trovare qualcosa. Dipende sempre dall’autore e dall’opera, ci sono certe saghe che sono stupende dall’inizio alla fine e altre che forse era meglio non continuare.

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    1. Si l’autore deve avere in mente tutto , ti assicuro che sono più le delusioni che le sage riuscite dall ‘inizio alla fine.

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