La Caduta dello Zentir ha un grosso problema

“La Caduta dello Zentir” è un libro urban fantasy italiano. E fin qui niente di male.

Il problema è che non è un fantasy qualsiasi, ma un fantasy scritto da uno youtuber, Caleel. Uno youtuber anche piuttosto bravo, che seguivo quando ero più piccola e che ha sempre fatto video a tema Harry Potter e Signore degli Anelli.
“La Caduta dello Zentir” non è il classico libro da youtuber scritto da ghost writer sul nulla cosmico. Non so se mi spiego, non l’autobiografia di cento pagine scarse riempite a forza. E’ un libro su cui Caleel deve aver lavorato parecchio.
Il problema?
La produzione di questo libro.
Sinceramente trovo assurdo che una casa editrice grande come la Fanucci pubblichi un esordiente così acerbo. Trovo ancora più assurdo che non abbia fatto palesemente alcun lavoro di editing. Anche perché i difetti sono veramente tanti.

I personaggi hanno nomi anglofoni senza che noi sappiamo in che luogo sia ambientata la vicenda. Perché i personaggi con nomi italiani sono poco sexy per il pubblico. E già questo è il primo errore perché tanto l’urban fantasy ha bisogno di un’ambientazione realistica, prima di passare al fantastico.

Facendo un esempio banale, Harry Potter parte da 4 Privet Drive, un indirizzo di una tipica casa inglese, prima di passare al castello magico. Ecco è questo che rende affascinante l’urban fantasy. La magia nascosta nel reale. Se il reale non c’è perché ti vergogni di un’ambientazione italiana, allora non fare urban fantasy ma fai piuttosto epic fantasy. Comunque.
E’ un errore che comprendo perché anche io alle superiori scrivevo solo racconti con nomi inglesi, è la tipica cosa che fanno gli aspiranti scrittori immaturi.
Così come in questo libro ci sta l’errore di inserire solo personaggi stereotipati e già sentiti tra l’altro, per niente complessi o minimamente simpatici. I personaggi sono troppi. Non si può esordire con un romanzo corale in questa maniera. Non perché sia impossibile, ma perché è più facile che le cose sfuggano di mano. E infatti sfuggono di mano.

Altro problema, i dialoghi sono assurdi e totalmente privi di senso o smalto. Sono anche scritti in doppiaggese, nessuno parlerebbe così nella vita reale (vedi la ripetizione di fottuto, che in italiano non è che si usi così tanto nel linguaggio colloquiale).
Le scene di sesso sono semplicemente imbarazzanti. Altro errore che fanno gli scrittori immaturi, perché sottovalutano la difficoltà di scrivere una scena di sesso senza essere ridondanti e senza dare l’impressione più che altro di descrivere il montaggio di una cassettiera Ikea.
Nathan, il palese alter-ego di Caleel, è un Gary Sue veramente odioso. Il cliché dei gemelli diversi non me lo meritavo. Il problema dei personaggi è che vogliono assolutamente piacerti, e non ce la fanno mai.

L’altro enorme problema è che non si capisce il target di questo libro, se si tratta di young adult o new adult o chissà che altro. L’atmosfera è molto bambinesca alla Stranger Things, ma le scene di sesso virano verso Il Trono di Spade. Creando un ibrido alla Griffin.

Anche l’età dei protagonisti, i vent’anni, è un’età sbagliatissima per un personaggio secondo me. Perché sta un po’ in mezzo a tutto e in mezzo a niente come età. In ogni caso. La domanda preponderante rimane.
Chi è il lettore ideale di questo libro?

Chi è quel folle che pensa che per un esordio, sia ideale cominciare con una saga? La saga è la cosa più difficile da scrivere, chiunque dovrebbe iniziare con uno stand-alone, anche se si tratta di un fantasy.
Insomma, Caleel commette tutti gli errori che si fanno agli esordi. Quando magari ha del potenziale, scrive bene e ha delle belle idee. Ma bisogna fare gavetta, avere beta-lettori, avere delle critiche anche aspre. Bisogna ricevere porte in faccia e rifiuti. Bisogna lavorare tanto, leggere e rileggere. Soprattutto bisogna studiare tanto.

Magari questo ragazzo ha anche talento, non lo metto in dubbio. Il problema non è lo youtuber appassionato di fantasy che scrive un malloppo di 500 pagine. Il problema è la Fanucci che lo getta in pasto agli squali sapendo che venderà comunque in quanto youtuber. La stessa Fanucci che pubblica senza un minimo di editing il romanzo di un ragazzo di ventun’ anni. Non preoccupandosi affatto che con un lavoro ancora così primordiale, nessuno vorrà più leggere niente di un autore simile.
Non preoccupandosi del fatto che così facendo un autore con del potenziale viene praticamente bruciato al primo romanzo. Proprio perché ha pubblicato con una casa editrice così grande un romanzo così problematico.

Il problema del romanzo è produttivo, non autoriale.

Non mi stupisce che poi nessuno dia un minimo di fiducia al fantasy italiano. Non è un problema di autori ma di case editrici.

Che amarezza.

49 risposte a “La Caduta dello Zentir ha un grosso problema”

  1. Non leggo il fantasy ma le tue opinioni le condivido. Però non posso astenermi dall’ironia più di 2 commenti al giorno

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    1. Beh grazie mille come sempre!

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      1. 98 sarebbe il tuo anno di nascita? o è solo un algoritmo, rhythm and blues|🙃😕👨‍🦳

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        1. No no è anno di nascita

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          1. Pur avendo 43 anni di differenza e un colore di capelli ora molto di moda, ti seguo . certo il mio passo è lento ma conosco molte scorciatoie!

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            1. Beh grazie mille per l’interesse

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    1. Non sai quanti danni ha fatto

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  2. La domanda che ti poni all’inizio del post trova risposta alla fine: alla Fanucci non frega niente dell’autore o della qualità del romanzo, sa che si tratta di un influencer e che chi lo segue comprerà qualsiasi cosa di suo. E’ guadagno facile, magari contano solo di sfruttarlo nel breve periodo per cui non gli importa di farlo crescere e maturare come scrittore: gli interessa che macini dei soldi qui e ora, se poi dovesse smettere di vendere lo cestineranno.

    La scelta della saga, forse, è innata nel momento che si parla di fantasy – o di letteratura pop in generale: ormai qualsiasi titolo fa parte di una saga, se non hai almeno un paio di seguiti non ti si fila nessuno. Però hai ragione, per iniziare e farsi le ossa uno stand-alone o una raccolta di storie brevi sarebbero meglio.

    La cosa del “fottuto” è una delle prime lezioni che mi hanno dato all’università al corso di sceneggiatura come cosa da non fare assolutamente: come hai scritto tu in italiano non si usa, ma siamo abituati a sentirlo perché in inglese, invece, è un intercalare abbastanza frequente ed essendo l’inglese la lingua di tutte le principali cose che consumiamo siamo portati a trasportarlo nella nostra, dove però non funziona. Già da questo si individua il lavoro di un amatore che ha dedicato poca attenzione e poco studio al suo lavoro – e, giustamente, il lavoro mediocre degli editori, se mai ci sono stati.

    Mi dispiace perché seguendo Caleel gli auguro di avere successo facendo quello che ama, ma non posso dire di essere stupito dopo aver seguito, sui social, la stesura del sequel, che, da quello che è parso, è stato scritto quasi interamente di getto all’ultimo momento e consegnato alla casa editrice in prima stesura. Non c’è stato self-editing o passaggio da beta-reader (che comunque, essendo un autore non madrelingua, sarebbe auspicabile), anche perché il libro è uscito pochissimo tempo dopo l’annuncio di aver finito di scrivere, per cui non ci sarebbe stato il tempo materiale per questi passaggi.

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    1. La scelta della saga non è mica un obbligo, siamo portati a pensare al fantasy in questo modo ma tutti i grandi romanzi del genere nascono come stand-alone ai quali sono stati aggiunti poi dei sequel per via del successo (vedi Alice nel Paese delle Meraviglie, Peter e Wendy, Il leone la Strega e l’Armadio, lo stesso Signore degli Anelli nasce come unico romanzo diviso in tre, cosa tra l’altro che si faceva con tutti i romanzi molto lunghi, non solo con i fantasy, vedi alla Ricerca del Tempo perduto).

      Ecco io non ho seguito corsi di scrittura creativa, perciò molte cose le ho dovute imparare molto più lentamente proprio per questo motivo, anche attraverso beta-reader che mi hanno detto, guarda “fottuto non usarlo”. Però è ovvio che queste cose sono necessarie.

      Quello che mi dispiace è che secondo me Caleel ha anche del talento, è solo molto acerbo (ripeto ventun’anni senza alcun tipo di istruzione specifica sulla narratologia). Il problema è che se mi pubblichi un romanzo così io lettore, anche io fan, lo leggo e lo odio, e non leggerò mai più niente dello stesso autore. Lo hanno praticamente bruciato, e così facendo farà molta difficoltà in futuro a risultare credibile o anche solo a vendere.

      Penso che nemmeno Stephen King non consegni la prima stesura al suo editore, quello che mi hai fatto notare è follia pura.

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    2. ma ogni lingua ha le sue imprecazioni
      io seguendo i film francesi ( a mia mamma piacciono tanto le loro commedie ) quando sento ‘merda’ storgo sempre il naso: loro hanno merde, noi abbiamo cazzo o porco qualcosa

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      1. però alla fine in Italia merda si usa come imprecazione, anche se meno di cazzo. E’ un errore ma meno grave utilizzarlo. Fottuto non si può sentire, anche se ho notato che Caleel lo usa. Ma anche io uso spesso quando parlo come imprecazione la parola “marianna” ma non mi sognerei mai di metterla in un libro perché so che non fa parte del linguaggio comune.

        Se uno vuole studiarsi la perfezione del linguaggio fatto d’imprecazioni e realistico, si deve guardare Boris. Lì il linguaggio è utilizzato magnificamente.

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  3. Ero molto incuriosita da questo libro proprio perché seguo con interesse Caleel, è molto simpatico. Grazie per la recensione accurata, proverò comunque a dare una possibilità a questo romanzo e magari dirò la mia.
    Da aspirante scrittore emergente che ha scritto un fantasy e ne sta scrivendo un secondo sono d’accordo che esordire con una saga sia un azzardo. A quindici anni ne ho progettate molte che non ho mai terminato e adesso preferisco scrivere autoconclusivi che al massimo possono avere prequel o brevi “novelle” – visto che adesso vanno molto di moda – come seguito ma non un sequel vero e proprio. L’unica cosa che devo ancora capire davvero è questo discorso dei dialoghi realistici perché ci sono diversi consigli su come non scriverli per esempio evitando i cosiddetti “tag” che spezzano il dialogo e io uso sempre perché invece a me sembra naturale spezzare la frase in determinati dialoghi. Ovviamente usare espressioni come “fottuto” rende effettivamente il dialogo irrealistico ma negli altri casi non lo so, io penso che dipenda dal carattere del personaggio che parla in quel momento

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    1. Non sconsiglio di leggerlo, bisogna toccare con mano propria un testo per farsi un’idea. Ripeto Caleel ha commesso tutti i classici errori che si commettono all’inizio.

      Per i dialoghi il mio consiglio personale è fare esercizio , più se ne scrivono più diventano fluidi

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      1. Comunque credo sia uscito anche il secondo, ho controllato per curiosità su Google. Sì intitola “Il canto del leviatano” ed è di quest’anno

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        1. Ho visto che è stato pero recensito meglio del primo, tanto è anche fisiologico che con il secondo sia migliorato

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    2. che poi fottuto
      al massimo uno Cazzo o merda, le imprecazioni usate maggiormente parlando sono sempre brevi 😀

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      1. E’ quello che ho pensato anche io. E poi le imprecazioni rientrano nel problema del target non specificato, sono troppe per un YA e non sono abbastanza per qualcosa di più adulto. Proprio un grosso grosso errore.

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        1. è vero
          gli YA sono molto puliti, anche casti quelli di maggiore qualità

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          1. Ma se tu pensi a un pubblico di 12-19 anni, per forza devi edulcorare un po’. Comunque asciugare sia scene di sesso che imprecazioni, perché quel target lo richiede. Se scrivi invece qualcosa di adulto allora no.
            Per questo dico che l’errore più grosso sono i personaggi di venti anni perché è un età terribile per un personaggio.
            Nella realtà i vent’anni sono troppo variegati e di passaggio, ci stanno ancora quelli più adolescenti e quelli invece già adulti. E’ come se per dover prendere una strada a un bivio di fermi in mezzo all’incrocio nel dubbio.

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            1. io sono quello che ha 20 anni mentalmente era ancora a 13 🙂

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              1. Idem io, infatti a vent’anni leggevo ancora YA. Non c’è niente di male ognuno ha i suoi tempi di crescita. Però capsici che per un personaggio è un casino d’età.

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            2. Al di là della questione del fottuto, il turpiloquio è spesso un problema, in scrittura: una parolaccia per iscritto sembra sempre un po’ più pesante che nella realtà e se ne infili tante in breve tempo, rischi di perdere tensione in quel passaggio della storia.
              Poi ovviamente va visto caso e caso, la teoria in scrittura è utile, ma l’empirismo lo è anche di più 😛

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              1. Ti dico, Boris con il turpiloquio ha fatto un lavoro di scrittura magistrale.

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  4. Bah, di ciarpame in Italia ce n’è tanto, innegabile, questi libri non sfondano nel mercato mondiale e il fantasy italiano non lo farà, perché di roba di vario livello il mondo ne è pieno, quindi il mercato è saturo, perché dovrebbe farsi piacere anche la roba italiana. Come filtro alla pubblicazione, secondo me, basterebbe scartare tutti gli autori che tolgono l’ultima vocale dai nomi allo scopo di rendere l’atmosfera più fantasy! 😀
    Firmato Zender III di Kordan, ultimo re di Mefir

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    1. Non sono così pessimista, il mercato italiano di fantasy sta sfornando cose molto interessanti. Il problema secondo me è il tentativo di imitazione di qualcosa di anglosassone senza aggiungere niente di nuovo. Comunque anche il mercato estero secondo me sta vivendo una bella crisi, ha prodotto tanta roba ma nessun autore è stato abbastanza forte da imporre una nuova linea.

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      1. La crisi del fantasy c’è, è innegabile

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        1. Si ma va avanti dalla nascita del genere se stai a guardare

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    2. Il problema del fantasy, anzi, del fantastico italiano in generale, è che è un insieme di generi molto disprezzato da chi ama solo i polpettoni inflitti a scuola e si riempie la bocca di verità e realismo disprezzando invece concetti come metafora e allegoria.
      Se ci fosse a scuola una valida educazione al fantastico, si formerebbe un gusto più variegato: non solo Verga o Moravia, non solo King o Lovecraft, ma il meglio che ogni genere può offrire, apprezzato per ciò che ti lascia dentro.
      Spero che il paradigma cambi, da noi, senza appiattirsi solo su schemi anglosassoni.

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      1. Purtroppo abbiamo un po’ d’invidia secondo me nei confronti degli anglosassoni, perciò non accettiamo di dover imparare qualcosa da loro. Poi il fantasy è ovunque, anche nell’est europa in africa e asia, cioè uno sguardo più ampio sul mondo esterno di sicuro potrebbe insegnarci qualcosa.

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  5. Non ho letto il romanzo e ora, è certo, non lo leggerò. Attenderò, quantomeno, una seconda “prova”. Ma complimenti peri modi dell’argomentazione.

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    1. Non volevo dissuadere persone dal leggerlo. Volevo fare una riflessione sulla Fanucci Editore che veramente ha commesso un grande scempio.

      Grazie per il commento!

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      1. Ora, come detto, attenderò un secondo fantasy. Comunque, c’è di che riflettere sul lavoro delle case editrici. E la Fanucci, nel campo, è una CE importante.

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        1. Appunto per quello mi sono arrabbiata. Però se guardi il catalogo Dark Zone edizioni ad esempio trovi tutti lavori di genere molto ben fatti e curati. Ho letto tre romanzi loro e mi sono piaciuti tutti, e comunque si vede che c’è del lavoro alla base accurato. Della serie, non tutte le case editrici sono come la Fanucci.

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  6. ciao^^

    oltre a modificare l’errore di battitura di youtuber alla seconda volta che lo scrivi (dico sempre, i primi due paragrafi devono essere immacolati, sono il biglietto da visita all’articolo e al blog), un po’ mi sorprendo che il libro sia così male
    caleel lo seguo ancora e da come parla di sceneggiatura e ‘recensisce’ le serie tv pensavo avesse studiato maggiormente

    devo ammettere che a prima vista se avessimo tolto l’uomo nella copertina, quei 3 potevano essere benissimo harry, hermion e ron

    concordo anche io in parte sul discorso dell’ambientazione, alla fine è più facile anche scrivere di qualcosa che si conosce; io stesso ho ambientato il mio racconto di vampiri a Venezia, e un altro racconto in un ‘villaggio’ inventato in mezzo ai veri villaggi del Cadore (vicino a Pieve di Cadore e Auronzo per farti capire); e ho usato la mia università per un racconto horror.

    ma forse non sempre è necessario esplicitare il luogo no?

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    1. Fai conto che lo ha scritto anche 4 anni fa, il secondo dicono tutti che è meglio. In più avere delle buone capacità analitico-critiche non significa saper scrivere.

      Ti dico, per un Urban Fantasy di questo tipo l’ambientazione per me necessitava di maggiori dettagli, per farti un esempio non si capisce la grandezza della città in cui ci troviamo (è grande quanto Bologna? Ma ha un aeroporto…). Secondo me Venezia per i vampiri è una cosa molto intelligente da fare, perché è una città iconica e perché da personalità al tuo racconto con qualcosa di specifico e caratteristico.
      Così facendo Caleel ha reso tutto troppo anonimo.

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  7. Prima che diventasse specializzato nel lamentarsi di tutto, ho seguito Caleel e mi piaceva pure. Quando è uscito questo libro, quindi, l’ho comprato, perché mi sembrava giusto sostenerlo anche così. Me ne sono pentito quasi subito.

    Tu dici che il problema è produttivo, e senza dubbio hai ragione; per altro, che questo libro sia stato preso e mandato in stampa così com’è stato consegnato lo dimostra pure il numero vergognosamente alto di refusi ed errori di stampa che contiene. Ma il problema è anche autoriale: questi ragazzi (vale anche per altri di cui ho comprato le opere narrative) sono diventati famosi scrivendo video su YouTube, e quindi si sono convinti di saper scrivere; non hanno tenuto conto che un conto è scrivere un video, un conto è scrivere un romanzo. E di questo loro limite non saranno mai coscienti, perché sono cresciuti con la perversa idea che, se sei famoso, allora sei bravo: e, siccome loro sono già famosi, i loro libri si vendono, e nessuno fa autocritica. Questo lo hai sottolineato, lo so, ma non gettiamo tutta la colpa sulla casa editrice, senza dubbio rapace: la colpa è anche di chi vuole specchiarsi e dirsi che è uno scrittore, quando invece scrive dei dialoghi che imbarazzerebbero perfino i professori della Scuola Holden.

    Per altro, io temo che un altro motivo per cui questi libri siano così brutti è che chi li scrive non ha letto mai altro che un solo genere: Caleel è appassionato di fantasy, e scrive come ci si aspetta che scriva uno scrittore di fantasy; il suo romanzo sa dunque di già sentito, di rimasticatura (neppure troppo approfondita) di cose scritte da altri.

    Ad ogni modo, la punizione si è già abbattuta su di lui, visto che per scrivere il secondo tomo della saga (ma perché poi ormai scrivere fantasy è obbligatoriamente scrivere saghe?) ci ha messo non so neppure io quanti anni, cosa che lo ha frustrato ed incattivito.

    (Scusa per la risposta disordinata, è più un flusso di pensieri che un commento “strutturato” 🙂 )

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    1. Sicuramente un ragazzo di vent’anni che ha millemila iscritti su youtube immagino abbiano acquisito eccessiva superbia. Anche la superbia del dire, non ho bisogno di studiare né all’università né un corso specifico per scrivere, è molto superbo. Ho notato che come youtuber è diventato molto antipatico dopo aver scritto il primo libro proprio perché se la sentiva, ma penso che gli schiaffi dovuti alle numerose critiche negative gli siano arrivati.
      Poi sì, hai ragione tu quando dici che uno scrittore deve leggere tutto, dagli autori francesi a quelli russi, al fantasy, al giallo al thriller.
      In più per scrivere fantasy devi anche conoscere molto bene il mito.

      Però rimango abbastanza della mia idea, la casa editrice ha commesso gli errori maggiori.

      Ti dico anche io al liceo iniziavo a scrivere saghe, solo in seguito ho maturato l’idea che era meglio iniziare con racconti e stand-alone, proprio anche grazie all’università che mi ha insegnato tanto.
      (Comunque quasi casco per terra quando hai citato la Scuola Holden, una volta ho conosciuto un ragazzo di vent’anni che studiava alla Holden e mi si è presentato come scrittore, senza mai aver pubblicato nulla, mi ricordo di averlo fissato pensando, quante mazzate prenderai con questo atteggiamento, poveraccio).

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      1. Il fatto è che dopo aver preso quegli schiaffi è diventato ancora più antipatico… Il punto è, secondo me, che ad uno dovrebbe venire voglia di scrivere perché ha letto tanto, e tante cose diverse. Qua pare che doveva solamente fare check ad una lista di luoghi comuni.

        Ah, non dico di no, ci può stare. Dico solo che hanno colpa entrambi.

        Pensa che invece io non ho mai voluto scrivere romanzi, ho cominciato dritto coi racconti.
        (Vabbè, non spariamo sulla Croce Rossa…)

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        1. Ah sì? Io iniziavo con le saghe ma solo perché leggevo praticamente solo le saghe quando ho iniziato a scrivere.

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          1. Io ho cominciato a scrivere tardi (perché ovviamente, finché non lo facevo potevo crogiolarmi nell’idea che sarei stato bravissimo…), avevo già fatto in tempo a conoscere Borges :-).

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  8. Wow, non sapevo che Caleel avesse scritto un libro. Almeno l’ha scritto lui e non è come certi libri di youtuber dove c’è il Nulla de La storia infinita. Certo, da come hai recensito l’opera sembra che ci siano veramente troppi difetti. Peccato veramente.

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    1. Si infatti un’occasione mancata. Anche perché poteva essere un qualcosa di diverso.

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  9. Ciao, ti scrivo qui perché non go trovato moduli di contatto o altro, ho scoperto il tuo blog da poco e trovo il tuo pensiero acuto e l’esposizione diretta e tagliente, questo mi ha colpito, perciò mi chiedevo se potevi lasciarmi un contatto a cui girarti dei romanzi brevi già pubblicati a cui dare un occhio.

    Forse l’hai messo per caso, ma qualche tempo fa hai messo un like ad un post su libro chiamato “Il segreto di SIlver city”, quel like mi ha condotto qui e poi i tuoi articoli a farti questa strana richiesta.

    Sarebbe interessante ricevere un tuo feedback sincero privato o pubblico che sia.

    In cambio posso offriti i libri stessi e una birra (se mi giri paypal) o la gif di un caffè, a tua scelta XD

    Se invece fossi una professionista e trovassi questa offerta offensiva me ne scuso.

    Nel caso potresti lasciarmi una mail a cui contattarti?

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    1. Assolutamente fa solo che piacere se mi chiedi un parere simile, sarei più che felice di recensire i tuoi libri

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      1. Bene, puoi mandarmi una mail di riferimento a

        ghostdog chiocciola zerascastle punto com ?

        Grazie 🙂

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