Pestilentia di Stefano Mancini è un popcorn-book

Ultimamente sto cercando di recensire fantasy italiani. Perché penso che sia giusto supportare il mercato anche in questa maniera.

Leggendo questo libro, Pestilentia, mi sento in dovere di fare una doverosa premessa. Così come nel cinema ci sono i popcorn-movie, quelli d’avventura iconici come James Bond o Indiana Jones, nel fantasy ci sono i popcorn-book. Libri avventurosi densi di avvenimenti che si mantengono potenti sul lato estetico ed iconico.
Se state cercando il fantasy intimista insomma siete sulla strada sbagliata. Ma se cercate un libro d’intrattenimento che vi tiene incollati alle pagine e vi porti con sé, è il libro giusto.

Questo libro è un fantasy ma ha anche in sé qualcosa di post-apocalittico. Di un mondo che ha subito qualcosa di terribile e che ha perso il suo equilibrio.

Ho trovato poetico il fatto che la Chiesa sia il nemico, ma sia anche l’unica istituzione che possa garantire delle certezze. Per questo ho trovato molto interessante il personaggio di Eckhard, perché nonostante ufficialmente sembri il villain, crede in quello che fa. E’ stato indottrinato fin da piccolo ed è una specie di copia carbone del cavaliere templare se così lo vogliamo definire. Il il legame con tutto il Medioevo e con la peste del Trecento è palese in questo romanzo. Cosa che ovviamente adoro così come adoro ogni riferimento al Medioevo ben fatta e per nulla romanzata. Non è però un fantasy “storico”. Ha un qualcosa anche di post-apocalittico, di fantascienza distruttiva, mescolando per tanto generi ben diversi e distanti tra loro. Ma in maniera organica.

I resto dei personaggi li ho trovati un po’ deboli e già sentiti. Almeno lo sembrano nella prima parte, perché assumono fascino mano a mano che li conosciamo meglio. Anche se preferisco a tutti loro Eckhard che ho veramente apprezzato. Gli altri personaggi sono un po’ la debolezza di questo libro devo dire, ma chissà magari cresceranno nei seguiti, se ci saranno. Sono ancora molto embrionali e stereotipati.

Nonostante si tratti di un libro di avventura con un grande ritmo, non si dimentica la cosa più importante: respirare. Ossia costruire l’azione volta per volta e non esagerare con i colpi di scena.
E’ davvero originale e particolare, mi è piaciuto molto.

Come già detto da un popcorn-book, non mi aspetto certo intimismo o scrittura freudiana. Non che sia assente la riflessione per questo, però non c’è chissà che introspezione.
E’ più importante la situazione di equilibri di poteri, lì si gioca la profondità del romanzo.

E’ nel complesso un libro molto particolare, sono consapevole del fatto che possa non piacere a tutti.
Però lo consiglio molto per chiunque cerchi un popcorn-book e per chiunque ami letteratura di genere. Perché fatta eccezione per i personaggi che sono un po’ già sentiti è nel suo complesso originale e soprattutto divertente.

Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti e se anche voi lo avete letto!

18 risposte a “Pestilentia di Stefano Mancini è un popcorn-book”

  1. Bella e chiara la tua recensione ,il libro mi pare oltre il mio genere, il divertente però invita . Buon mercoledì 🍀🤗

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  2. popcorn books? mi fai pensare a serie anche come percy jackson
    cmq bella copertina

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    1. Si una bella copertina. Direi di si in generale è come quelle serie di libri divertenti e avventurosi a tema fantasy

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      1. non amando il fantasy e l’avventura mi sa che conosco solo quello xD

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        1. Quale genere preferisci?

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          1. Saggistica horror gotico in particolare thriller commedia

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            1. Horror gotico è un genere che mi ha sempre affascinato ma non ho mai letto niente. Hai qualche consiglio?

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              1. Beh
                Dracula, jane eyre, frankenstein, dorian gray, le classiche ghost stories.
                Il precursore è spesso citato quale Il castello di Otranto.

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                1. Hai praticamente citato metà della mia tbr

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                  1. E sono solo i più celebri 😬

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                    1. No dai voglio anche quelli che non conosce nessuno

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                      1. Beh basta andare in libreria
                        Ma devi conoscere anche quello che ha definito il genere

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  3. Una recensione davvero molto interessante. In una storia simile avere un villan ben definito e che funziona molto è già una grande vittoria. Lo metterò in lista, ho bisogno di qualcosa di leggero in questo periodo.

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    1. Ma più che villain lo definirei un antieroe. Felice di avertelo consigliato!

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      1. Sicuramente è vittima di una società chiusa che lo ha manipolato fin da piccolo e gli ha fatto credere in quello che faceva. È un concetto molto interessante perché si applica anche troppo spesso alla nostra realtà con certi individui.

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        1. Si per quello l’ho apprezzato, non è il solito energumeno che mena le mani e basta

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