Il problema del vero per soggetto

«Per me il cinema non è una fetta di vita, ma una fetta di torta» cit. Alfred Hitchcock.
Ecco per me questa citazione andrebbe estesa a tutte le arti che narrano qualcosa.
Non penso che Manzoni avesse ragione quando diceva che un’opera deve avere il vero per soggetto. Certo ogni opera prodotta dall’essere umano racconta una realtà e deve essere coerente ad essa. Però che il vero per soggetto sia interessante, non è una cosa che mi convince molto. Le opere più belle sono quelle di fantasia, proprio perché paradossalmente aderiscono meglio alla realtà.
Purtroppo in Italia Manzoni ha settato un canone di cui non riusciamo proprio a liberarci. Ed è un peccato. Perché in Italia il genere fantasy non si è sviluppato quando avrebbe dovuto, e quando è esploso nei primi anni duemila il nostro mercato si è ritrovato completamente sprovvisto di determinate opere. E tuttora non è considerato all’altezza degli altri generi, semplicemente è svago, non è un genere serio.

Questo mi fa un po’ arrabbiare, anche perché perdendo varietà e sogno, non so cosa resti alla letteratura, se non Umberto Eco che non “Il Nome della Rosa” ha riproposto descrizioni manzoniane e realismo ovunque, donandoci un libro tecnicamente ineccepibile ma privo di anima.
Anche gli autori contemporanei che vendono molto si alterano tra giallo e romanzo storico, o di formazione se facciamo l’esempio di Elena Ferrante.

Non ho niente contro questi autori, solo mi sembra di scorgere un monopolio che non vorrei vedere. Ci manca la letteratura dell’altro. Perchè magia e sogno non per forza devono essere leggerezza. E anche perchè la letteratura non è la realtà. La letteratura è una fetta di torta.

36 risposte a “Il problema del vero per soggetto”

  1. Da appassionato del genere fantasy non posso che concordare con te. Non me ne voglia l’italianissima Licia Troisi, ma uno dei pochi tentativi di fantasy italiano è stato ridotto a una storiella per bambini e pre-adolescenti… Spezzo però una lancia a favore di un altro autore italiano: Luca Tarenzi. Forse non un fantasy “classico”, ma decisamente buono, a mio parere. Tu lo hai mai letto?

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    1. Personalmente no, non lo conosco, ma lo appunto

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  2. Ci sono anche autori italiani che escono dall’adesione al realismo, pur non essendo propriamente autori fantasy: uno di questi è Tullio Avoledo, lo conosci?

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    1. No personalmente, comunque mi spiace che si parli sempre di eccezioni e mai di mainstream

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  3. Io sono una via di mezzo: non amo il verismo ed il realismo nemmeno nel cinema e nella pittura, per dire. E contemporaneamente il fantasy non mi piace per nulla.
    Amo tuttavia romanzi e film che raccontano storie, ma con sceneggiature originali, senza lungaggini e possibilmente senza millemila personaggi che poi non ti ricordi chi cavolo siano.

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    1. Ci sta, non voglio criticare i gusti altrui. Secondo me il problema sta nel fatto che questo tipo di letteratura è l’unica a essere presa sul serio.

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      1. Dipende però da cosa significa “essere presa sul serio”. Essere letta dal pubblico? Nì: prima della Ferrante i “nomi seri” della narrativa italiana andavano a farsi intervistare da Fazio e vincevano lo Strega, ma riguardo al vendere…

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        1. Intendo essere considerati letteratura allo stesso livello dei mattoni che vincono lo Strega.
          Non ho nulla contro la Ferrante, anzi, personalmente non mi fa impazzire ma riconosco che è brava

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  4. Cos’è il vero? In un mondo quantico quale senso assume la parola “vero”?

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    1. In questo caso si tratta di tutto ciò che è realistico

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      1. Ah, allora la domanda muta in “cos’è il realismo”

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        1. Realistico, volevo scrivere… 😊

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  5. il nome della rosa è stupendo, tolte le descrizioni minuziose che si possono saltare tranquillamente.

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    1. Mah io lo trovo un romanzo privo di anima, ma ovviamente è il gusto personale.

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      1. Come in tutte le cose.
        Amo i gialli e i thriller ma di belli e con finali adeguati è rarissimo trovarne, di solito anche in libri molto belli i finali sono veramente brutti.
        Il fantasy non riesco a farmelo piacere.
        La ragazza della biblioteca è una appassionata e scrive fantasy e ogni tanto mi costringeva a prenderne uno secondo lei bello. I suoi mi prometteva di farmeli leggere…
        Poi si è trasferita per amore

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        1. In realtà mi ricordo una cosa simile da altri commenti che avevamo scambiato su questo blog. Ma ci sta che ti piaccia il giallo, il Nome della Rosa è un libro oggettivamente ben scritto e strutturato, ma gli manca quel qualcosa che mi fa amare un romanzo.

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  6. Questa caratteristica manzoniana la vedo poco apprezzata da quasi chiunque, anche una mia insegnante d’italiano non la sopportava. Mi chiedo, com’è che non ci si riesca a svecchiare? Il vero non “deve” essere il solo soggetto, ma può essere una parte dell’incredibile arcobaleno che le parole possono disegnare in questo mondo di “vera fantasia”.

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    1. Più che altro, ha creato un canone in cui solo il vero viene preso sul serio mentre il fantastico è visto come stupido e per bambini, come se ciò che è pensato per i bambini debba essere per forza stupido.

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      1. Ben detto. Di solito l’infanzia, bene che vada, viene relegata in un “angolino a parte”, come se non avesse la stessa dignita delle cose da grandi. Bisogna chiedersi perché questa distinzione così forte tra le cose per persone adulte, quindi “più meritevoli” e per l’infanzia, quindi “più stupide”. Perché ancora troppe persone si rivolgono all’infanzia come se stessero parlando a piccoli esseri idioti.

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        1. No infatti, i bambini necessitano di un linguaggio differente, ma ciò non significa che non capiscano le cose, è un discorso molto ottuso che si fa soprattutto in Italia.

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  7. Io come autrice fantasy italiana ammiro e apprezzo Cecilia Randall, davvero impeccabile. Però condivido la tua opinione sulla mancanza di varietà nelle opere italiane più note e attuali. Salvo qualche autore per ragazzi (Baccalario, Festa) che raccontano magari storie realistiche, ma senza l’enfasi di chi scrive per i grandi. Tra l’altro ho la percezione che più il libro è impegnato/serio/sociale meglio è… proprio come Manzoni. Forse che leggere non deve essere un atto di spensieratezza? Boh.

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    1. Ma che la lettura debba far riflettere, pensare essere seria, è anche giusto. Il problema è che se in italia non parli di temi serissimi (mafia, fascismo, filosofia, storia, fatti di cronaca) allora non vale. A meno che tu non faccia melodrammoni.

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      1. Come non darti ragione? 😔

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  8. Che sia una storia reale o di fantasia per me non cambia molto, mi immedesimo in ogni caso. L’importante è che sia raccontata bene.
    PS: hai intrapreso una battaglia contro Manzoni?

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    1. Più che una battaglia, una vera e proprio crociata personale pretestuosa e futile.

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  9. Secondo me le due cose non si escludono a vicenda, e penso che nella narrativa ci sia veramente spazio per tutto. Secondo me inquietante questo caso, alla fine, si riduce tutto a una questione di gusti personali, se uno preferisce i generi fantastici o storie più ancorate alla realtà e alla quotidianità. Personalmente a me piacciono entrambe le soluzioni, e sebbene ami moltissimo il fantasy e l’horror (meno la fantascienza) ci sono alcuni momenti in cui desidero vedere o leggere qualcosa che, nelle tue parole, abbia il vero per soggetto. Non penso sia un impoverimento dell’immaginazione, così come non penso che dedicarsi interamente al fantasy sia un impoverimento dell’intelletto, come spesso purtroppo viene considerato.

    Alla fine Manzoni rientra nella tradizione del grande romanzo ottocentesco, che per soggetto aveva principalmente il vero – o comunque il verosimile; in alcuni casi poteva essere arricchito da altri sapori (Grandi Speranze e Notre-Dame de Paris hanno una grande influenza del romanzo gotico, ad esempio), ma dalla Francia all’Inghilterra alla Russia era la realtà sociale il principale grande soggetto dei romanzieri. Quindi non mi sento di addossare a Manzoni tutta questa responsabilità, era un letterato inserito nella sensibilità della sua epoca e scriveva di conseguenza.

    Il fatto che in Italia manchi una letteratura – così come una cinematografia – fantastica è innegabile e sconfortante. La responsabilità, più che di Manzoni, secondo me è di chi ha gestito l’industria culturale e dello spettacolo nei decenni passati, e ha deciso che la Letteratura e il Cinema dovevano essere socialmente impegnati o comunque esclusivamente realistici, mentre il resto, come hai detto tu, era volgare intrattenimento su cui non valeva la pena investire. Gran parte della responsabilità, però, secondo me è anche del pubblico: come scrivevo a proposito di Gatta Cenerentola viviamo schiavi di questo senso di inferiorità verso l’estero, per cui qualsiasi cosa arrivi da fuori è buono o quantomeno accettabile mentre qualsiasi cosa sia prodotta in patria è automaticamente sterco. Di conseguenza, anche quando vengono fatti degli esperimenti originali e coraggiosi per smuovere le acque la gente, a prescindere, non li va a vedere, perché l’idea comune è “figurati se siamo capaci di fare un film del genere, sicuramente fa schifo”; prendi Freaks Out, ad esempio, è un film validissimo e molto bello, ma è stato un terrificante flop: con una perdita di 10 milioni di euro, i produttori non faranno mai più una cosa simile, e noi continueremo a ciucciarci i film di mafia, di formazione o storico lamentandoci che non si fa mai niente di diverso. Se Freaks Out fosse arrivato da oltreoceano e avesse avuto nomi americani sul cartelloni ci sarebbe stata la ressa per vederlo. Ma questo è un discorso di “italofobia” di cui siamo affetti che è molto più ampio di così e infetta tutti gli ambiti della vita del nostro Paese.

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    1. Sull’italofobia ti do ragione, andiamo dietro alle mode americane e non riusciamo ad apprezzare qualcosa di nostro. Non mi piace al contempo l’invidia dello schiavo, quella in cui odiamo ciò che è americano perché è americano e ci sentiamo inferiori. Ecco l’atteggiamento italiano su come viene gestita la cultura è uno dei più sbagliati.

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  10. Eppure in quanto al genere fantasy siamo partiti bene, anche troppo forse (sarà quello il problema? Temono il confronto?) e Dante con la sua Commedia, la creazione di tre mondi immaginari popolati da creature mitologiche, l’ideazione di un viaggio fantastico direi che è stato sicuramente un precursore del genere! Il perché poi questo genere sia stato considerato come marginale non saprei dire però, lo stesso è accaduto anche col genere fumetto, visto come spazzatura per adolescenti brufolosi di cui quasi vergognarsi. Probabilmente abbiamo dei seri problemi in questa nazione…

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  11. c’è realismo e realismo
    Rosso malpelo è infinitamente più drammatico ma leggero da leggere; idem Senilità

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    1. Senilità mi manca

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      1. Carino ma molti lo giudicano pesante

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  12. Diciamo che in Italia siamo bloccati con fermezza a un’idea molto classicista riguardo alla letteratura e non ce ne libereremo tanti facilmente. Un vero peccato perché il fantasy è un genere magnifico e come hanno dimostrato certe opere, può raccontare di tutto.
    Poi mi dispiace perché l’Italia ha tanto da raccontare con il fantasy, basterebbe soltanto andare a esplorare un pochino il nostro folklore per vedere quanto siamo ricchi.

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    1. Si la gente pensa il fantasy sia solo Tolkien, quando in realtà è un genere molto più vasto

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