Andersen e la mercificazione di Mignolina

La fiaba di Andersen che andrò ad analizzare è “Mignolina” o “Pollicina” in alcune versioni. Spesso erroneamente associata a “Pollicino”, la fiaba di Perrault dove il piccoletto è un abile truffatore e mercante.

“Mignolina” non è niente di tutto ciò. E’ una figlia a lungo desiderata di una donna che si rivolge a una maga. La maga le dice di piantare un fiore dal quale nasce Mignolina. Bella e minuscola come un fiore.
Perciò come nel caso del “Brutto Anatroccolo” siamo davanti a un’adozione, anche se più felice perché la mamma di Mignolina è più coraggiosa di quella dell’anatroccolo.

Alle donne di quell’epoca veniva spesso imposto un matrimonio che le spingeva a lasciare per sempre casa. A diventare parte di una nuova famiglia. Passavano dall’essere custodite come oggetti preziosi, come bambole e perenni bambine ignare del mondo, a dover diventare moglie e madri in giovane età.

Mignolina infatti viene strappata violentemente di casa per essere data in moglie a un brutto rospo, rapita dalla madre del rospo. Casa che non rivedrà mai più. Il piccolo corpo di Mignolina diventa subito oggetto del desiderio di tutto il mondo che la circonda, mondo gigante alla quale non è preparata. Perché ha sempre vissuto in casa, nascosta in un guscio.

Viene salvata, finisce in mezzo alle farfalle che sono come i fiori parlanti per Alice. Le farfalle sono la rivalità femminile, che non la riconosce in quanto diversa e che quindi la sminuisce, o per utilizzare un termine più moderno, la bullizza.

Mignolina inizia così il suo esilio, dovuto a cause diverse a quelle dell’anatroccolo. Ovunque si giri non c’è mai qualcuno di disinteressato, tutti vogliono la sua bellezza. Viene nuovamente soccorsa da una topa che la utilizza come serva. E che decide anche lei di darla in sposa a una vecchia talpa, così che si sistemi. A differenza della rospa, le intenzioni della topa sono buone, lei pensa di fare il bene di Mignolina. Anche prevaricando il suo volere.

Mignolina si dispera perché non vedrà più la luce sposando la talpa. Ancora una volta ridotta ad oggetto senza volontà. Ancora una volta presa da anziane donne più mature di lei che si piegano perfettamente alla mentalità antica, quella delle nostre nonne. Matrimonio è salvezza, salute e ricchezza.

Mignolina è anche dotata delle qualità cristiane che Andersen promuoveva nei suoi racconti: bontà, compassione, empatia.
Questa qualità la salva dal suo destino, perché lei si prende cura di una rondine morente. E la rondine sua amica la porta via da quel matrimonio forzato, volando con lei.
La rondine è il simbolo della Madonna, e Andersen di sicuro non l’ha scelto a caso. Come Deus ex Machina, la madre di Dio salva Mignolina come accadeva nelle fiabe dei Grimm, perché Mignolina se lo merita. E qui ovviamente abbiamo l’insegnamento per i bambini tipico fiabesco.

La rondine porta Mignolina da quelli della sua specie. Dove lei trova un posto nel mondo, dove rinuncia a quel nome che è simbolo della sua diversità, per uno che è Maja, più consono a lei. Si sposa finalmente dopo aver trovato la propria identità.

Questa quindi è una delle poche fiabe di Andersen che finisce col sorriso. E non come con il sorriso amaro del “Brutto Anatroccolo”.

La cosa che mi piace di più di Andersen è che qui, come nella Regina delle Nevi, viene fuori tutto il suo amore per la femminilità. Il suo profondo rispetto e la sua lucida analisi della mercificazione del corpo femminile.
Forse fu il primo grande autore di fiabe che diede una vera voce alla femminilità, con il suo genio.
Nel male, come in “Scarpette Rosse”, ma anche nel bene, come in questo caso.

15 risposte a “Andersen e la mercificazione di Mignolina”

  1. Mi sbaglio o da questa fiaba hanno tratto anche un film a cartoni animati, bello e terribile, negli anni Settanta?

    Comunque questa frase “perché Mignolina se lo merita” credo esprima perfettamente la disumanità del pensiero cristiano… ed anche la sua sostanziale anticristianità. Non dovrebbero essere salvati soprattutto quelli che non se lo meritano? Gesù non ha detto che “il medico viene per i malati, e non per i sani”?

    (Scusa, sono sempre polemico nei commenti ai tuoi post)

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    • Si il film di Don Bluth, da noi tradotto Pollicina, che ancora però non ho visto.

      Allora il pensiero di Andersen è complesso. Avendo un intendo paideutico tende a semplificare, quindi segue lo schema tipico della fiaba nel quale a una cattiva azione corrisponde una punizione, a una buona azione corrisponde un premio. Nel caso di Mignolina, ad esempio, la sua disinteressata carità la porta a un esito felice, appunto perché lo merita. Ripeto parliamo di fiabe per bambini in cui la semplificazione è tutto.
      Il concetto sarebbe quello della parabola del buon Samaritano, al quale però non spetta un premio nel mondo empirico. Ecco spiegare così questa cosa ai bambini non penso fosse possibile, perciò Andersen ripiega sul modello Grimm.

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  2. Ormai adoro quando parlo di fiabe e in particolar modo di Andersen. Si vede tutta la tua conoscenza e tutto il tuo profondo amore per gli scritti di questo grande artista e anche qui traspare un’analisi davvero stupenda. Descrive perfettamente un mondo oscuro attraverso questa storia e dimostra un rispetto enorme per la femminilità, una cosa poco comune per quei tempi. Un autore da amare e rispettare.

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