Perché amo Avatar di James Cameron

Avatar è stato il film della mia infanzia. Quello che penso di aver visto più volte in vita mia assieme a “Matilda 6 Mitica” di Danny DeVito.

Mi stupì e mi incuriosì tantissimo fin da quando diffusero il primo trailer. Trailer che trovai sorprendente, con la storia del corpo che cambia, che diventa un altro. Allora non sapevo che cosa fosse un Avatar, non giocavo a videogiochi. Mi catturò e già amavo il film ancora prima di vederlo. E quando lo vidi mi fece impazzire. Quei colori blu, quelle musiche così mistiche, quella natura incontaminata e inesistente. Per non parlare della tematica del volo, quella centrale, quella che rimane. Il primo volo di Jake mi commosse.
Comprai il dvd non appena uscì. E continuai a guardarlo a ripetizione nonostante si trattasse di un film di due ore e più.

L’elaborazione intellettuale la feci dopo. Quando scoprii che dietro quella trama così semplice, ci fosse ben altro. La trama è quella di “Balla coi Lupi”, è quella di “Pocahontas”, nessuno lo nega. C’è il massacro dei nativi americani e il colonizzatore che entra in contatto con una cultura legata alla natura. Ci sono nord americani guerrafondai e colonizzatori come sono ancora oggi e come sono stati in passato. E poi c’è il messaggio ecologista. Ogni cosa è già sentita. Ma l’insieme funziona ancora. Così come funziona l’idea di un corpo che si riappropria di sé stesso.
Di un Jake che da marin ottuso armato di mitra viene svezzato da due donne straordinarie. Summa del cinema di Cameron, la donna portatrice di vita, che è molto più forte del macho alla Terminator che viene sempre sconfitto, e anche dell’uomo in carne ed ossa.
Non a caso il cattivo Stephen Lang è un Terminator pur non avendo scheletro d’acciaio. Pur essendo umano, sembra fatto di plastica lucida.


Infatti si mette addosso un esoscheletro meccanico.
E’ un papà per Jake, è paterno con Jake, e Jake cerca la sua ammirazione. Gli obbedisce ciecamente.
D’altra parte c’è una mamma burbera e sboccata interpretata da Sigourney Weaver, che è ancora ed oggi come sempre una dea.

Come Sarah Connor, la dottoressa Augustine ha ben poco dell’angelo del focolare. La sua prima battuta è “Dov’è la mia stramaledetta sigaretta”. Lei è meravigliosa, perché adotta Jake pur maltrattandolo, gli vuole bene pur non stimandolo. Lo protegge, e lo nutre, fateci caso, in una scena in cui lui si sta trascurando e non si sta lavando. Lei è scienza, diplomazia, e civiltà.



Ma a svezzare Jake è Neytiri. Lei rappresenta più di un interesse romantico perché lo fa crescere. Gli mette in testa per una buona volta degli ideali sensati, non le stupidaggini da esercito americano.
Non a caso una delle prime battute che dice a Jake è “Tu sei come un bambino, fa rumore e non combina nulla”. Perchè Jake è un bambino di fatto. I Na’vi lo capiscono e lo scelgono, rendendo l’educazione il perno centrale di questo film.

Un’altra grande madre è la divinità dei Na’vi, Eywa. Lei ti protegge anche se non ti salva. Lei non prende le parti di nessuno, mantiene solo l’equilibrio della vita.

E poi ci sono paesaggi, animali, piante. Poi ci sono gli alberi sacri, i ricordi. La ricchezza del mondo. E il messaggio affatto velato sulla guerra in Iraq di quegli anni, contro il governo Bush. Guerra voluta per le risorse, esattamente come quella di Pandora. Contro un popolo che non ha lo stesso numero di armi, né la stessa tecnologia.

Un discorso che per un film così universale non è semplice da fare. Né è immediato da semplificare. In questo senso segue il George Lucas di “Star Wars”. Nonostante il piglio sia meno giocoso e decisamente più drammatico. Molti hanno paragonato questo film a quel progetto meraviglioso che era Star Wars. Ed effettivamente i punti in comune ci sono. Tuttavia credo che Avater come tante altre opere universali, assomigli un po’ a tutto e non sia uguale a niente.
L’unica cosa che odio di questo film è il fatto che io attenda da anni con trepidazione i suoi sequel. Che non si decidono ad uscire. Fino ad ora a quanto pare.

26 risposte a “Perché amo Avatar di James Cameron”

  1. Quando alle persone piace qualcosa, trovano al suo interno la magia e le immense possibilità. Quando non gli piace, lo riducono a noiosi cliché e stereotipi. È la differenza tra un albero vivo e un tronco morto.
    Ma molte volte le cose che ci piacciono e le cose che non ci piacciono sono in realtà molto simili. È come la Pepsi o la Coca-Cola. 🙂

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  2. C’è solo un modo per definire questo flm: spettacolare. Forse la trama è un po’ scontata e “banalotta” (come hai fatto giustamente notare, roba già vista in balla coi lupi o Pocahontas versione spaziale), ma la resa grafica è da vero colossal e molti aspetti del film creano interessanti spunti di riflessione. Oltre a quelli che hai già citato, da uomo posso aggiungere il confronto-scontro con Tsu’tey, il rivale e l’amico. Lui è l’espressione più pura della cultura Na’vi e vede il protagonista come una minaccia, poi, con il passare del tempo, cambia lentamente idea e diviene dapprima un amico riluttante, fino a chiamarlo “fratello”. Un po’ un rapporto alla Goku-Vegeta, che però ben rappresenta l’amicizia maschile.

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  3. Bell’analisi. Di solito non guardo mai i trailer, perché mi piacciono le sorprese. Quando vidi Avatar mi trovavo all’estero (quindi lo vidi prima delle persone italiane). Fu la prima (e per dieci anni l’unica) volta che andai al cinema in compagnia. Fu bellissimo, sia visivamente che nella narrazione, dimostrando che anche da un’idea semplice, e magati già trattata, si può creare qualcosa di magico. Aspettare tutti questi anni per un sequel, mi sembra eccessivo, ma spero ne varrà la pena, anche se sarebbe quasi da considerarlo un reboot.

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  4. Pare che esca un secondo capitolo prossimamente e sono abbastanza felice perché era piaciuto molto anche a me. C’era stata una mezza diatriba perché gli Avatar sono quasi identici al popolo di Aida nel cartone Aida degli alberi, che non so in quanti hanno visto ma io da piccola lo guardavo spesso.

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    • Si , ci fu pure una causa perché effettivamente le somiglianze sono molte. Aida degli alberi però si rifaceva anche all’Aida di Verdi, per quanto ne sappiamo la fonte comune potrebbe essere stata quella. Ripeto Avatar non spicca per originalità, somiglia un po’ a tutto. Aida degli alberi era originale, ma non era un film riuscitissimo…

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  5. Oh, una persona di cultura! A parte gli scherzi, per quanto riguarda questo film c’è un odio ingiustificato e ridicolo. L’ho sentito chiamare in diversi modi ma nessuno che abbia avuto la decenza di farci una discussione approfondita. Avatar ha una trama che abbiamo visto tante e tante volte, ma lo stesso si può dire di tantissimi film che abbiamo visto e amato. L’originalità non sta nel trovare una trama unica ma nel modo in cui la si propone. Avatar propone una trama in maniera interessante, approfondendo molto la cultura di un popolo sconosciuto, facendoci conoscere un mondo bellissimo e mostrandoci degli ottimi personaggi e un messaggio più moderno che mai. E inoltre è diretto molto ma molto meglio di molti blockbusters che ho visto nell’ultimo periodo. Perché Cameron è sempre stato bravo in ciò e quando fa un progetto ci lavora con profonda attenzione. Non vedo l’ora di vedere il sequel, anche perché si parlerà di oceani e lui ama profondamente l’oceano e gli abissi.

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