Enea io ti odio

L’Eneide è un poema che spesso viene accostato a Iliade e Odissea. Anche se è ben diverso. Questi ultimi due erano infatti poemi trasmessi oralmente, che solo nell’epoca arcaica della civiltà greca furono messi per inscritto.
L’Eneide invece segue il filone narrativo dell’epica ellenistica. Quella di Apollonio Rodio, che scrive le argonautiche con protagonista Giasone e gli Argonauti. Che non ha le imperfezioni e le ripetizioni dell’epica classica. Ma è costruita da un autore specifico, come Virgilio, che mescola il mito alla propaganda, meno libero di narrare ciò che vuole e più incline ai capricci del pubblico.
E’ il caso di Virgilio che credeva fermamente nella pace rinnovata da Augusto. E che scrive un poema epico celebrativo in cui cerca di dare radici profonde alla società romana che ne era sprovvista.
Inserendo nel suo eroe tutte le qualità che la società romana riconosceva, come la pietas, intesa come rispetto delle leggi umane e divine. L’immagine che tutti noi conosciamo come più famosa dell’Eneide è senza dubbio Enea che porta sulle sue spalle il padre Anchise.
Il patriarcato del resto è il pilastro della società romana.


Tuttavia la grande debolezza di questa opera è proprio Enea. Che è un Gary Sue che ha precorso i tempi. Praticamente perfetto sotto ogni aspetto, non ha una vera e propria evoluzione. Fa semplicemente quello che gli viene detto dagli dei. Compreso lasciare Didone con la scusa che il fato desideri che lui fondi un impero. Spingendo così la poveretta al suicidio, perché Enea è tanto perfetto da non essere rimpiazzabile.

Non è semplicemente definito. Non ha caratteristiche che lo rendano memorabili. E’ un po’ tutto e un po’ niente. Ha un po’ la divinità di Achille, un po’ la saggezza di Odisseo, ma in fin dei conti, ce lo ricordiamo Enea per qualcosa? No.
E’ solo un pupazzo del fato e una marionetta di Virgilio.

Ed è per questo che io, Enea, ti odio.

17 risposte a “Enea io ti odio”

  1. Ti consiglio di leggere Rome, di Serena Poidomani, una sorta di riscrittura dell’Eneide al femminile.

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    1. Molto interessante, adoro il retelling di opere che non ho apprezzato

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  2. Un’analisi molto interessante. Effettivamente Enea non lasciava il segno come Achille o Odisseo e fin da piccolo quel gesto che compie nei confronti di Didone me lo ha fatto odiare. Sì, so anche che bisogna guardare il contesto storico in cui è stata scritta, ma è comunque un gesto tremendo. Avrebbe almeno potuto dirle qualcosa. (non che Odisseo fosse un santo, visto che ha fatto impiccare quelle povere ancelle, colpevoli solo di essere state costrette ad andare al letto con i Porci. Anche perché non credo che loro avessero scelta).
    Diciamo che l’epica antica è costellata di incubi e ingiustizie.

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    1. Era una società estremamente elitaria e patriarcale. Il problema di Enea è che fondamentalmente è un eroe che non esiste, non riesce a farsi largo tra gli altri eroi greci che hanno tutti connotazioni specifiche. Oltretutto è troppo idealizzato in quanto appunto l’opera è scritta con fini propagandistici, non è il prodotto di una collettività.

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      1. Diciamo che la sua caratterizzazione è piatta come una panca. Io ho sempre apprezzato Achille per tutta quell’umanità che aveva mostrato con la morte di Patroclo.

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        1. Eh ma ti stai riferendo al momento forse più bello dell’epica classica. Che segna anche la maturazione di Achille, o perlomeno l’inizio della sua crescita. Questi momenti nell’Eneide non ci sono, io reputo il pezzo più degno di essere menzionato il viaggio nell’Oltretomba.

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          1. Sai che cosa adoro oggi? Alcune reinterpretazioni dei classici da alcuni punti di vista. Ad esempio dal punto di vista femminile, visto che nell’epica le donne venivano sempre relegate a ruoli marginali o trattate molto male.

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            1. Guarda io non ho amato particolarmente la Canzone di Achille, mentre mi è piaciuto Circe di Madeline Miller. Però un evergreen che consiglio sempre è Christa Wolf.

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              1. Christa Wolf è già nella mia lista da tempo. Devo solo smaltire alcuni libri di Verne e potrei anche iniziare a leggere qualcosa di suo.

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                1. Verne non mi ha mai convinto, secondo me è stato interessante ma ha fatto il suo tempo

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                  1. Ammetto che io per certe cose lo trovo interessante. L’unica cosa che è invecchiata male è la sua voglia di descrivere ogni particolarità di certi luoghi. Ad esempio adesso ho finito Michele Strogoff, un’opera che aveva un buon ritmo e che, per via della situazione, riusciva anche a tenere in tensione. Ovviamente non tutte le sue opere a mio avviso hanno superato la prova del tempo, mi viene in mente ad esempio Cinque settimane in Pallone, che ho trovato molto tedioso e fin troppo razzista anche per quel periodo.

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                    1. No ma infatti lo rispetto come autore perché ha creato un genere praticamente. Però ho letto due libri suoi e mi sono proprio annoiata a morte.

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                      1. Che libri erano? Sono curioso!

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                        1. Viaggio al centro della Terra e Il giro del mondo in Ottanta giorni. Quest’ultimo è stato una delusione perché avevo visto quel capolavoro demenziale del film con Jackie Chan e non pensavo fosse così diverso (ero molto piccola). Ma Viaggio al centro della Terra è stato una sfida e l’ho finito solo con la forza di volontà. Lo trovai orribile.

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                          1. Ahahahahah
                            De Gustibus.
                            In ogni caso per certe cose Verne è figlio dei suoi tempi anche se riesce ancora oggi a portare qualcosa di interessante. Michele Strogoff invece l’ho trovato la sua opera con più ritmo anche se sono presenti quegli elementi caratteristici come le lunghe descrizioni.

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                            1. Eh capisci io volevo i combattimenti col kung fu e uno scienziato folle e visionario. E invece….

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